La storia

La storia del Santuario

Il Santuario-Basilica della Madonna del Pettoruto (da petruto, cioè pietroso) si trova a San Sosti (Cosenza), a 600 metri di altitudine sulle pendici del monte Montea. È situato nella Gola formata dal fiume Rosa tra il monte Montea ed il monte Mula. È meta di pellegrinaggi durante tutto l’arco dell’anno ma soprattutto in settembre quando, nei giorni che vanno dall’1 all’8 settembre, si celebrano i solenni festeggiamenti.
 
Una leggenda sulla sua origine narra che un tale di nome Nicola Mairo, originario della vicina Altomonte, accusato ingiustamente di omicidio e rifugiatosi sul monte dove sorge oggi il santuario per sfuggire alla cattura, avrebbe avuto una visione mistica ed avrebbe dunque scolpito l’immagine della Madonna col Bambino su una roccia tufacea; essendosi votato alla Madonna, nel 1449 il Mairo fu scagionato da ogni accusa e poté tornare al suo paese.
 
La statua della Vergine rimase in mezzo alla natura. Nei primi anni del 1600 un pastorello sordomuto di Scalea scoprì, tra i rovi e le spine, l’immagine scolpita nella roccia mentre cercava tra i boschi una delle sue pecore accidentalmente allontanatasi dal gregge. All’umile pastorello, tra fervida luce, apparve la Vergine che gli ridiede la parola e chiese di recarsi dai sacerdoti del luogo per far costruire nel luogo in cui fu rinvenuto il miracoloso simulacro una cappella. Da quel primo nucleo si è sviluppato il Santuario. Storicamente la fondazione del Santuario sarebbe ancora più antica e di origine basiliana, nel 1274 il Pettoruto risulta essere stato una “grangia” dell’Abbazia Santa Maria del Monte di Acquaformosa.
 
Il Santuario fu elevato a Basilica Minore da Papa Giovanni Paolo II nel 1979. Rilevante è inoltre il legame con la Madonna del Pettoruto che hanno i devoti sparsi per il mondo. A San Isidro, in Argentina, esiste una comunità in onore alla Madonna del Pettoruto. Famiglie emigrate da San Sosti e stabilitesi in Argentina hanno continuato a mantenere viva la devozione riproducendo le stesse ricorrenze. Altre comunità che si trovano in Canada e Stati Uniti, hanno portato con sé la fede verso la Madonna e le tradizioni sansostesi.
 
Una ricorrenza degna di nota è la festa della “Cinta”, che affonda le radici nel 1793. La popolazione di San Sosti e dei paesi limitrofi furono colpiti da tremende catastrofi (terremoti,epidemie di peste, ecc.) e per scampare a questi cataclismi fecero una “cinta” di preghiera votandosi alla Madonna del Pettoruto e chiedendo la sua protezione; l’oggetto del voto fu una corda imbevuta di cera, che simboleggia il filo con cui la Madonna avrebbe cinto i paesi per proteggerli dalla devastazione.
 
Da allora ogni anno, la prima domenica di maggio, una fanciulla vestita di bianco, porta in testa una cesta adornata di fiori e la offre come segno di gratitudine alla Madonna.

La Statua tra storia e leggenda

La scultura custodita a S. Sosti è una immagine miracolosa e pensiamo vada ritenuta un esempio di arte popolare della metà del XV secolo. Per arte popolare si intende espressione artisticamente modesta in quanto realizzata, talvolta, da artisti improvvisati che andrebbero considerati più artigiani che scultori.  Essa non è in malta ma in pietra.
Il Santuario dove è custodita la Madonna del Pettoruto è ubicato nella valle dell’Esaro, nella gola del Rosa, ai piedi del monte Mula e della Montea, ultime propaggini del Parco Nazionale del Pollino.

Il documento più antico relativo a questo Santuario risale al XII secolo. Il nome Pettoruto deriva da “pietroso”, “petruto”, corrotto nel corso degli anni. Viene fondato nel 1274 (o 1243 secondo Barillaro) dai monaci Basiliani dell’abbazia di Acquaformosa che lo mantengono alle loro dipendenze in qualità di grangia.  

La statua della Madonna col Bambino è scolpita in pietra e rivestita di oro e argento.
Il divin Bambino, con la mano sinistra regge il globo essendo Redentore del Mondo e Re dell’Universo.

Secondo la tradizione, ci racconta Carmelo Perrone, fu scolpita nel 1449 da Nicola Mairo di Altomonte, imputato a torto di omicidio. Egli cercò scampo alla condanna rifugiandosi nella montagna del “Pettoruto”, dove, appunto realizzò la statua a mezzobusto, che restò nascosta tra i rovi per lungo tempo.

Questa venne poi ritrovata nei primi anni del 1600 da Giuseppe Labbazia (sordomuto) di Scalea, che ne diede notizia a San Sosti, e subito venne costruita una cappella. Non si sa se la statua sia una roccia o collocata su di essa.

Una cicatrice sotto l’occhio destro deturpa il viso della Madonna: la tradizione vuole che alcuni briganti nascosti nel vicino Castello della Rocca, per dimostrare che la Madonna era di carne vera, con un pugnale incisero la parte del viso dal quale sgorgò rosso sangue.

Queste note che, ovviamente, si confondono tra storia e leggenda sono molto analoghe alla nota storia inerente all’apparizione della Vergine in Spezzano Albanese. A questo proposito Ferdinando Guaglianone scrive:“ Or due fanciulli non sapendo donde provenisse una gran luce e spinti dalla più viva  curiosità di veder che fosse, rimessi dal primo sbalordimento eccoli internarsi tra quel denso viluppo di rami, e di sterpi e di frasche. E chi potria immaginare la dolcissima sorpresa che ebbero quando pervenuti faticosamente presso a quel centro luminoso videro sotto un foltissimo ingraticolato di giganteschi roveti che facea verde padiglione la statua di un’Augusta Matrona che era il Sole appunto donde partia quel torrente di luce?”. Uno dei bambini, non comprendendo se la Madonna  fosse vera o meno, la punse con un ramo di rovo provocando l’ effusione  del sangue che colpì il viso del bambino accecandolo. La paura, lo sgomento e la disperazione indussero i bambini a recitare una calorosa e sentita supplica alla Vergine che ridiede “luce” agli occhi dell’incredulo fanciullo …

Del  Santuario del Pettoruto si hanno notizie più antiche rispetto a quello di Spezzano, contrariamente la statua della Vergine del Pettoruto è di almeno un secolo più tarda rispetto a quella della già citata cittadina arbëreshe. Se può apparire utile un riferimento di natura antropologica dobbiamo evidenziare che la Madonna del Pettoruto è particolarmente venerata dalle donne sterili, le quali perché diventino feconde, passano un’intera nottata in chiesa coricate l’una sull’altra.