Spezzando la sua Parola

PREPARARE LA VIA

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

II Domenica di Avvento  12/9/2018 – Anno (C)
(Letture: Baruc 5,1-9; Salmo 125; Filippesi 1,4-6.8-11; Luca 3,1-6)

Un altro passo avanti nel cammino incontro al Signore che viene. È la II domenica di Avvento, tempo di conversione. Ne è portavoce Giovanni il Battista, il precursore del Messia, l’unico di tutti i profeti che preparò i cuori degli uomini alla venuta del Messia e lo indicò presente come l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. La liturgia nei pochi versi del Vangelo ci fa oggi rivivere per una volta l’Avvento come lo hanno vissuto coloro che aspettavano da generazioni la liberazione del Messia, e cioè nel desiderio; un desiderio alimentato dalla Parola di Dio che il Battista accolse nella sua vita, prima di annunziarla agli uomini di allora e oggi a noi, pienamente convinto che non era lui a dare forza alla Parola, ma era la Parola che dava forza alle sue parole.
L’evangelista Luca, a testimonianza della concretezza con cui continuamente si realizza la salvezza di Dio, presenta la figura del precursore in un contesto storico ben preciso: “Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio … la parola di Dio venne su Giovanni”. In un momento della storia non solo ebraica, ma universale, dopo millenni di silenzio Dio è uscito allo scoperto, si è riappropriato, da protagonista, della storia, del mondo diventando nostro “concittadino”, in un groviglio di eventi che, segnati dall’arroganza del potere romano e dagli intrighi delle gerarchie religiose, sembravano contraddire il suo disegno di salvezza sull’intera umanità pensato sin dall’eternità.
Luca descrive la figura di Giovanni il Battista come l’uomo scelto da Dio per far rinascere la speranza e iniziare il nuovo corso della storia, che i cristiani sentirono subito il bisogno di dividere in due grandi periodi, prima di Cristo e dopo Cristo (ante o post Christum natum). «Con Gesù Cristo – ha scritto Romano Guardini – l’esistenza umana entra in una nuova situazione, il mondo intero viene afferrato dal fervore divampato in Palestina». Dio continua a camminare nelle strade e nelle vicende umane.
Sono interessanti i particolari che Luca, storico accurato, ci offre nel testo. Nomina i protagonisti che fanno da cornice alla venuta di Cristo: Tiberio Cesare, l’imperatore che finì i suoi giorni a Capri, in un muro di diffidenza e di paura. Pilato, suo rappresentante nella Giudea, un uomo accecato dal potere e dalla carriera, anch’egli finito in disgrazia presso l’imperatore. Erode Antipa, di Erode il Grande, il tiranno del tempo della nascita di Cristo. Filippo, fratello di Erode, di Cleopatra, una donna intrigante e capace di tutto. Sembrano loro i signori della storia, ma l’evangelista Luca ci dà una chiave di lettura nuova delle vicende del tempo in riferimento alla nascita di Cristo: ci invita a leggere l’evoluzione degli eventi come un cammino progressivo di liberazione operato dalla Parola di Dio che spinge all’impegno per la costruzione di un mondo nuovo attraverso la giustizia e l’amore. Senza amore non si cresce. Basta guardaci attorno per scoprire che la società senza amore tende a morire, e se ne vedono i segni, dall’ambiente all’educazione, dall’economia alla politica.
La nuova storia del mondo inizia stranamente in un deserto, il deserto della Giudea, nuova capitale del mondo, dove non c’è quasi nulla e per questo più adatto ad accogliere l’annunzio di liberazione e di gioia che il Signore vuole portare al suo popolo.
Ecco, adesso, sembra dire il Battista, si avverano le promesse antiche: “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri attraverso uno sforzo di profonda conversione per disporvi a ricevere con frutto il perdono dei peccati.
La conversione, nell’originale greco metànoia, significa un cambiamento profondo sia nella mentalità che nei comportamenti, ma il testo di oggi recupera nel retroterra aramaico (la lingua di Gesù), un termine vicino all’italiano “conversione”, con il significato di cambiare percorso e ritornare a Dio.
È questo il senso del cammino d’Avvento. Con le parole del Battista dobbiamo “preparare la via al Signore, raddrizzare i suoi sentieri”, quei sentieri tortuosi che ognuno può riconoscere nella propria vita. L’Avvento mette davanti ai nostri occhi la luce che c’è già: dobbiamo solo aprire gli occhi per vederla; bussa alla nostra porta per infondere speranza e fiducia al nostro cuore, ci invita a rialzarci dalle nostre miserie, da quella che Sartre chiama la “nausea” del vivere, della mediocrità di una esistenza stanca di andare errando senza un obiettivo preciso, priva dell’oggetto del suo desiderio. Oggi il Signore vuole che ci riconosciamo un po’ tutti nella condizione di “lutto” di Gerusalemme al tempo del profeta Baruc, perché lungo il cammino spesso sperimentiamo il dolore, il fallimento, la sconfitta, le lacrime e con le stesse parole del profeta ci invita a “deporre la veste del lutto e dell’afflizione, e a rivestirci dello splendore della gloria che ci viene da Dio per sempre”.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)