Spezzando la sua Parola

COME ABRAMO È PADRE MARIA È MADRE DI TUTTI I CREDENTI

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

IV Domenica di Avvento  23/12/2018 – Anno (C)
(Letture: Michea 5,1-4a; Salmo 79; Ebrei 10,5-10; Luca 1,39-45)

A pochi giorni dal Natale l’odierna liturgia, con il racconto della Visitazione, sembra indicarci l’atteggiamento con il quale dobbiamo accogliere e vivere il Natale, e cioè con gli stessi sentimenti di stupore e di gioia che hanno caratterizzato l’incontro tra la Madre del Signore e l’anziana cugina Elisabetta, prossima a diventare madre per un disegno sorprendente e provvidente di Dio che va oltre ogni logica umana; con lo stesso stupore con cui Elisabetta risponde al saluto di Maria: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?”; con la stessa gioia che alla fine dell’incontro fa esplodere il cuore di Maria con le parole del meraviglioso canto del Magnificat: “L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore”.
Il Natale non è una leggenda o una favola per bambini. È il più grande dono che Dio ha fatto all’umanità con la nascita di Gesù suo Figlio e Signore nostro, l’Emmanuele, “Dio è con noi” (dall’ebraico Immanu ‘El – “Immanu” (cioè) con noi, “El” significa Dio). “Il Verbo si è fatto carne”. Il Natale è tutto in questa frase. Il bambino che contempleremo tra pochi giorni nel presepe è il volto della misericordia di Dio che prende consistenza e forma, si fa uno di noi per portare la salvezza a tutti gli uomini e «rimanere con noi fino alla fine del mondo» (Matteo 28,20). Si incarna nella storia non per giudicare il mondo, ma per salvarlo.
Possiamo dire che da quando “il Verbo si è fatto carne” ogni volto porta impresse le sembianze di Dio, soprattutto quando questo volto è il volto del “povero”, perché da povero Dio è entrato nel mondo e dai poveri, in modo singolare, si è lasciato avvicinare.
Un maestro che aveva chiesto ai suoi discepoli qual è il momento esatto in cui finisce il buio della notte e comincia il chiarore del giorno, insoddisfatto delle risposte degli alunni alla fine commentò: «il buio della notte finisce quando, guardando a distanza, riesco a vedere un povero e lo riconosco come mio fratello. Altrimenti nel nostro cuore sarà sempre notte e non si farà mai giorno». Il Natale è un vero Natale cristiano se ci apriamo alla condivisione e alla speranza senza mai chiudere gli occhi davanti ai grandi problemi che affliggono la nostra società con famiglie povere e giovani che faticano a progettare in maniera dignitosa il loro futuro, con tanti bambini a cui viene negata accoglienza e tenerezza, con le più diverse miserie materiali e spirituali, con la stragrande maggioranza della popolazione mondiale che impoverisce e preoccupa sempre di più. Solo con lo stupore di Maria, l’umile, povera serva del Signore, che ha creduto e accolto il piano di Dio nella sua vita, sapremo dare significato alla “lieta notizia” del Dio fatto uomo. Non è pensabile un Natale da consumare da soli, lontano dalla comunità ecclesiale o dalla convivenza degli uomini.
Preparandoci al Natale la Madre di Dio oggi ci dice che spesso i valori più profondi si nascondono tra gli umili; che gli avvenimenti che più incidono nella storia (come la nascita di Cristo) accadono tra gente umile e povera. Lungo tutta la Rivelazione Dio ci appare come un Dio che “guarda verso l’umile”, che si china sui miseri, gli afflitti, gli abbandonati e quelli che non sono nulla agli occhi del mondo. È certamente una grande lezione. Ma non ci dobbiamo fermare a questo. Dobbiamo anche noi farci piccoli, umili, almeno di cuore. Chi è stato a Betlemme ha potuto constatare che per entrare nella Basilica della Natività c’è una porta così bassa che per oltrepassarla bisogna curvarsi profondamente. Alcuni dicono che fu costruita così per non farvi entrare i beduini sui loro cammelli. Ma la spiegazione più credibile è quella che la “porta” deve ricordare ai pellegrini che per entrare nel significato profondo del Natale del Signore bisogna abbassarsi e farsi piccoli. Se Dio è sceso “dalle stelle” – come cantiamo con la bella melodia Tu scendi dalle stelle di Sant’Alfonso Maria de Liguori – non dobbiamo anche noi scendere dalle false grandezze e vivere come fratelli riconciliati con il Padre e tra noi? Se il Natale lo vivremo così, aprendoci all’amore di Dio e all’amore del prossimo, sicuramente potremo cantare anche noi con Maria il canto del Magnificat per lodare e ringraziare il Signore per il grande dono di un altro Natale che ci auguriamo portatore di pace e di misericordia per tutti.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)