Spezzando la sua Parola

NESSUN ALBERGO PER LUI, SOLO UNA “MANGIATOIA”

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Natale del Signore – Messa della Notte  12/24/2018 – Anno (C)
(Letture: Isaia 9,1-6; Salmo 95; Tito 2,11-14; Luca 2,1-14)

In questa notte santa celebriamo la nascita nel tempo dell’Unigenito di Dio, il Salvatore del mondo, nato per noi e per la nostra salvezza.
Una nascita che ha qualcosa di grande e di straordinario come ci è stato raccontato nei particolari dall’evangelista Luca. Mentre Maria e Giuseppe si trovavano nella città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi censire, si compirono per Maria i giorni del parto. Diede alla luce il suo primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, il luogo dove gli animali si nutrono – chiaro riferimento all’Eucaristia Corpo di Cristo che ci nutre e ci sostiene. Un angelo del Signore apparendo ai pastori che pernottavano all’aperto accanto al gregge annunziò loro: «Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore». Un annunzio che racchiude la buona volontà di Dio di salvare gli uomini, la “grazia che porta salvezza a tutti gli uomini” – dice l’apostolo Paolo. Un annuncio che dobbiamo accogliere e vivere con gli stessi sentimenti di stupore e di gioia grande con i quali lo hanno vissuto i pastori di Betlemme.
Quel che stupisce del racconto della nascita di Cristo è il modo come questa nascita è avvenuta: senza segni straordinari, nella semplicità, nell’umiltà, nella povertà. Nostro Signore Gesù Cristo nasce come il più fragile e bisognoso degli uomini
Il Dio cercato dall’uomo, il Creatore di tutto, l’unico che può dare risposte ai nostri eterni interrogativi sul senso della vita, del vivere e del soffrire ha assunto la tenerezza del volto di un bambino perché gli uomini possano pensarlo da uomini, parlargli da uomini, amarlo da uomini. Dio non poteva scegliere altro modo per avviare un dialogo personale con ogni essere umano e darci un segno forte e convincente della sua vicinanza: si è fatto Emmanuele, il Dio-con noi, attraverso l’incarnazione del suo Unigenito, si è fatto prossimo della nostra miseria, fino a colmarla di abbondanza.
La misericordia di Dio si è fatta carne e ha assunto il volto di un Bambino per accendere nel cuore degli uomini la luce della speranza e liberarli dal peccato e dalla morte.
Nel volto di questo bambino, miei cari fratelli, la fede ci invita a ritrovare un altro volto, quello meno serafico, il volto di tanti altri bambini bisognosi e fragili.
Nel mistero di questo Bambino dobbiamo vedere riflesso lo strazio dei bambini naufraghi sulle nostre coste, riversi e abbandonati dai flutti sulla sabbia del mare, traditi dalla disperazione che ha spinto i loro cari a portarli con sé in cerca di serenità. Il mistero del Natale dovrebbe scuoterci di fronte al mistero della sofferenza di chi deve pagare per colpe non sue il prezzo per essere venuto al mondo.
Il mistero del Natale ci invita a una memoria perenne, a non dimenticare. “Un bambino è nato per noi”; a noi, a ciascuno di noi “è stato dato un figlio”.
Da Gesù, che si è chinato sulla nostra indigenza per rivelarci il volto misericordioso del Padre, impariamo a chinarci gli uni verso gli altri, a non ritenerci mai così poveri da non poter dare, e mai così ricchi da non dover ricevere. “Un Bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”.
Il Natale porti consolazione e conforto a chi è malato e sofferente, agli anziani e a chi è solo e abbandonato; aiuti i giovani a lavorare per un mondo migliore. Su tutti il Signore faccia splendere il suo volto e dia a tutti il dono della pace.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)