Spezzando la sua Parola

“OGGI È NATO PER NOI UN SALVATORE”

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Natale del Signore – Messa del giorno  12/25/2018 – Anno (C)
(Letture: Isaia 52,7-10; Salmo 97; Ebrei 1,1-6; Giovanni 1,1-18)

Abbiamo rivissuto nel sacro tempo di Avvento l’attesa del nostro Salvatore. L’abbiano atteso ascoltando la voce dei profeti, pregando e vigilando nella carità operosa. Nella notte santa ne abbiamo celebrato la nascita. Abbiamo sentito il racconto dell’evangelista: «Mentre si trovavano in quel luogo (Betlemme), si compirono per Maria i giorni del parto. Diede alla luce il suo primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia. Un angelo del Signore apparendo ai pastori che pernottavano all’aperto accanto al gregge annunziò loro: «Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore». Quest’annunzio per mezzo del Vangelo è rivolto anche a noi, oggi, e a tutti gli uomini di ogni luogo e di ogni tempo. è l’annunzio che il “Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi”, come abbiamo ascoltato dal Vangelo di Giovanni.
Non possiamo restare indifferenti, ma ci deve scuotere lo stesso stupore che indusse i pastori ad andare a Betlemme a “vedere l’avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. Dobbiamo accogliere e vivere anche noi con gli stessi sentimenti di stupore e di gioia grande come i pastori questa verità: Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventi Dio.
Possiamo comprendere questa grande verità di fede solo recuperando il senso dello stupore che forse abbiamo perduto. «Se non mi stupisco non conosco il mondo», dice una scrittrice di talento, Susanna Tamaro. Applicando questa espressione a Dio possiamo dire che se non proviamo stupore davanti a questo Bambino che è nato per noi non riusciremo mai a conoscere il vero significato del Natale.
«Che giorno è il Natale? di chi è» – si chiedeva S. Agostino – e lui stesso rispondeva: «del Signore Gesù, se lui non avesse avuto la nascita umana noi non avremmo avuto la rinascita divina». “Dio aveva un figlio – dice ancora – e ne ha fatto un figlio dell’uomo e, in cambio, di un figlio dell’uomo ne ha fatto un figlio di Dio”.
Il Bambino che contempliamo nel presepio è il volto della misericordia di Dio che prende consistenza e forma, si fa uno di noi per portare la salvezza a tutti gli uomini e «rimanere con noi fino alla fine del mondo» (Matteo 28,20). Si incarna nella storia non per giudicare il mondo, ma per salvarlo.
“A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Questa è la dignità e la vera grandezza dell’uomo: diventare figlio di Dio, vivere nella relazione di amore obbediente con Dio Padre come il Figlio Unigenito, e riconoscere tutti gli uomini come suoi fratelli. Come Gesù Cristo è divenuto partecipe della condizione dei figli che hanno in comune il sangue e la carne (Ctr. Eb 2,14), per mezzo della sua nascita “quanti credono nel suo nome, non da sangue né da volere di carne, ma da Dio sono stati generati” (Ctr. Gv 1, 12). Ecco il mistero del Natale! Il Figlio Unigenito, che è irradiazione della gloria del Padre e impronta della sua sostanza, ci ha fatto conoscere Dio. Contemplando e riflettendo come in uno specchio la gloria che risplende sul volto del Figlio anche noi veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito. Diventiamo veramente figli di Dio, risplendenti della sua gloria e questa figliolanza si manifesta nell’amore verso i fratelli come Gesù che si è fatto uomo per amore nostro.
Nel volto di Gesù Bambino la fede ci invita a ritrovare il volto di ogni uomo chiamato a diventare figlio di Dio. Nel volto del Figlio di Maria dobbiamo scoprire quello di tanti figli che vengono al mondo nella precarietà e nell’indigenza più assoluta; nei primi travagliati giorni del Redentore in fasce dobbiamo rivedere l’affannosa lotta per sopravvivere di intere famiglie che pure non rinunziano alla gioia di dare al mondo una nuova vita umana, la drammatica ricerca di alloggio, di sicurezza, di protezione, che spesso costringe tante famiglie a spostarsi oltre i confini della loro terra e a cercare lontano accoglienza e ospitalità.
Di natali simili a quello vissuto dal Figlio di Dio, venendo ad abitare in mezzo a noi, ce ne sono tanti ancora nel mondo, nell’orrore dei campi profughi, nelle zone flagellate dalla guerra, nei numerosi esodi di ragazzi in cerca di felicità, in tanti luoghi e situazioni di questo mondo malato di ingiustizia.
Celebrare in maniera conveniente il Natale significa accogliere il Figlio di Dio, che si è fatto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, nella persona di ogni suo “fratello più piccolo”. Ci è vicina come Madre di Dio e Madre nostra Colei che ha accolto l’Onnipotente nell’umiltà del Bambino da lei nato. Con la semplicità di Maria invochiamo:
Verbo Incarnato, che nuovamente condividi con noi il tuo Natale, insegnaci a condividere con gli altri i nostri progetti di pace e solidarietà. Tu che nella Grotta di Betlemme hai proposto agli uomini di ogni tempo un itinerario di amore e riconciliazione illumina l’umanità di oggi a ritrovare la strada che porta ad incontrare l’altro nel dialogo, nell’amore e nel rispetto profondo. Piccolo grande Dio, che nell’umiltà più sentita hai indicato in Te la via maestra che porta alla verità aiutaci ad eliminare da questa terra l’orgoglio, la falsità e la menzogna, cause dirette del male del mondo moderno. Tu che leggi nel profondo di ogni cuore trasforma i nostri personali risentimenti in atteggiamenti e comportamenti fraterni, gli unici che danno gioia vera e trasformano il Natale in festa vera. Messia atteso da secoli e giunto nella pienezza dei tempi guida l’umanità del terzo millennio verso mete di giustizia più certe per ogni uomo di questa Terra. Tu che tutto sai e puoi, che conosci le attese di ciascuno di noi anche per questo annuale anniversario della tua venuta tra noi fa’ nascere nel cuore di tutti gli uomini della terra un solo raggio della tua infinita carità e della tua bontà illimitata. Non permettere, Gesù, Figlio dell’Uomo, che nessun bambino, giovane, adulto ed anziano del Pianeta Terra continui a soffrire a causa della cattiveria che si annida nel cuore di tanta gente. Fa’ di tanti cuori segnati dall’odio e dalla morte cuori capaci di amare e di perdonare come tu hai perdonato alla Maddalena, ai tuoi crocifissori ed al brigante buono morto in croce accanto a Te sul Golgota. Dalla capanna di Betlemme anche quest’anno si irradi in tutto il mondo la luce del tuo Natale, che è sempre motivo di speranza e di pace per il mondo intero.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)