Spezzando la sua Parola

LA FAMIGLIA PRIMO LIBRO DELLA VITA E PRIMA SCUOLA DEL VANGELO

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Domenica fra l’Ottava del Natale – Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe  12/30/2018 – Anno (C)
(Letture: 1 Samuele 1,20-22.24-28; Salmo 83; 1 Giovanni 3,1-2.21-24; Luca 2,41-52)

In questa Domenica dopo Natale la Chiesa celebra la Festa della Santa Famiglia di Gesù, di Giuseppe e Maria.
Anticamente questa festa si celebrava dopo l’Epifania. Ora la celebriamo nel cuore del tempo natalizio. A Betlemme, diceva S. Giovanni Paolo II nasce “l’uomo”. Potremmo anche dire: a Betlemme nasce la famiglia. I pastori trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino deposto nella mangiatoia. Trovarono dunque una famiglia, riflesso dell’amore trinitario.
Anche la prima lettura parla di una famiglia: la famiglia di Samuele, profeta del tempo in cui Israele passava alla monarchia con il primo re, Saul. Samuele è un dono che Dio fa a una madre sterile, Anna, la quale avuto questo figlio per volere divino, al momento dello svezzamento lo consacrò al Signore davanti al Sacerdote Eli nel tempio di Silo.
Da questo episodio emergono due messaggi per le famiglie: la vita e la maternità sono un dono di Dio; i genitori sono per i figli, non i figli per i genitori. I figli appartengono a Dio: sono “dati in prestito” – se così si può dire – ai genitori per la loro crescita e la loro formazione.
Credo sia questo anche il messaggio che si può ricavare dall’episodio, “provocatorio”, e potremmo dire sconcertante, della perdita e del ritrovamento di Gesù di cui parla il Vangelo di Luca. Apparentemente Gesù non dà un bell’esempio sfuggendo ai genitori e procurando loro dispiacere. Un figlio che si sottrae alla custodia dei genitori non può essere un modello da proporre ai nostri ragazzi.
Ma l’episodio non va letto così. La vita di Cristo come la vita di Maria fa parte di un mistero, e mistero significa che non tutto, né subito si può capire. Maria – dice il testo – custodisce nel cuore le parole del Figlio. Capirà gradualmente il mistero nascosto nel Figlio.
Inoltre il Vangelo ci offre abbondanti spunti di riflessione sul rapporto tra genitori e figli.
La famiglia di Nazareth è, prima di tutto, una famiglia dove si vive insieme la dimensione religiosa: tutti e tre si recano ogni anno in pellegrinaggio a Gerusalemme per la Pasqua. È importante nelle famiglie ritrovarsi in un comune cammino spirituale di crescita nell’amore di Dio e nell’amore reciproco, in un profondo legame spirituale, perché è nella famiglia che Dio si manifesta, è nella famiglia che può essere incontrato. Per questo Gesù trascorre in famiglia il periodo più lungo, facendo tutto nella volontà di Dio. Se in ogni famiglia si vivesse la stessa vita di preghiera e di ascolto della Parola di Dio che c’era nella famiglia di Nazareth ci sarebbe più amore, più bontà, più sopportazione, più perdono.
In secondo luogo, la famiglia di Nazareth è di esempio alle famiglie cristiane perché Maria e Giuseppe non sono stati continuamente addosso al figlio, non lo hanno soffocato, come si dice oggi quando i genitori sono troppo apprensivi. Gli hanno lasciato gli spazi per crescere, per stabilire rapporti con altri, per acquistare sicurezza. L’episodio dello smarrimento e del ritrovamento nel tempio ne è una testimonianza.
Nelle nostre famiglie c’è a volte molto protezionismo e i conseguenti frutti sono l’insicurezza e la paura. Seguire i figli è un conto, soffocarli un altro.
La famiglia di Nazareth è stata una famiglia aperta, inserita in una trama sociale di rapporti assumendosi ogni responsabilità. Quando Giuseppe e Maria ritrovano Gesù nel tempio non si mettono ad urlare, ma gli chiedono semplicemente il “perché” del suo gesto: invitano cioè il figlio a interrogarsi sul senso delle proprie azioni. L’educazione deve essere sempre basata sul far capire e non sull’imporre. Cosa che si fa raramente nelle famiglie.
Di fronte alla risposta di Gesù, molto netta e decisa, per tutti sarebbe stata forte la tentazione di far pesare la propria autorità. Invece Maria e Giuseppe fanno un passo indietro. Sono coscienti che il figlio non è una loro appendice, qualcuno che deve corrispondere ai loro schemi. C’è in lui un mistero, su di lui un progetto che li supera e al servizio del quale essi si mettono, pur con tutte le difficoltà conseguenti.
Una volta tornati a Nazareth – dice il Vangelo – Gesù rimane loro sottomesso lasciando a Giuseppe e a Maria tutta la loro autorità di genitori. Non si libera dai genitori e non condiziona la loro autorità.
La Festa della Santa Famiglia ha allora molto da insegnare alle nostre famiglie. Che la Santa Famiglia aiuti tutte le famiglie a vivere il mistero di una vera comunione e a saper attuare con l’aiuto di Dio il misterioso progetto di salvezza da lui predisposto per ogni membro della famiglia.
Facciamo nostra la preghiera delle Lodi mattutine della Santa Famiglia:
Santa e dolce dimora, / dove Gesù fanciullo / nasconde la sua gloria!
Giuseppe addestra all’umile / arte del falegname / il Figlio dell’Altissimo.
Accanto a lui Maria / fa lieta la sua casa / di una limpida gioia.
La mano del Signore / li guida e li protegge / nei giorni della prova.
O famiglia di Nazareth, / esperta del soffrire, / dona al mondo la pace.
A te sia lode, o Cristo, / al Padre ed allo Spirito / nei secoli dei secoli.
Amen.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)