Spezzando la sua Parola

TUTTI PESCATI E TUTTI PESCATORI

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

V Domenica del Tempo Ordinario  2/10/2019 – Anno (C)
(Letture: Isaia 6,1-2a.3-8; Salmo 137; 1 Corinti 15,1-11; Luca 5,1-11)

Se delle parole degli uomini, spesso vuote e senza senso, ci fidiamo poco, della Parola di Dio possiamo e dobbiamo fidarci, perché è Parola di vita e di salvezza, è Parola che dà senso e speranza, ci libera e ci solleva dalle nostre paure e dai nostri fallimenti.
è l’invito che la liturgia ci rivolge attraverso le tre letture di oggi raccontandoci la storia di tre chiamate: quella del profeta Isaia, quella singolare dell’apostolo Paolo sulla via di Damasco e quella altrettanto sorprendente di Pietro e dei primi apostoli.
Isaia è chiamato a fare il profeta attraverso una solenne teofania nel tempio di Gerusalemme. Se ne sente indegno. Dio che ha bisogno di lui invia uno dei suoi serafini a toccargli con un carbone ardente la bocca e così purificarlo dal suo peccato. Poi gli fa sentire le sue parole: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E il profeta risponde: «Eccomi, manda me!».
San Paolo nella seconda lettura racconta che anche di lui Dio ha voluto aver bisogno nonostante fosse stato un persecutore della Chiesa. Mentre andava a Damasco per fare strage di cristiani, Cristo risorto lo accecò con la sua luce facendolo cadere a terra e gli fece sentire la sua voce: “Perché mi perseguiti?”. “Chi sei, o Signore?”. Ed egli: “Sono Gesù che tu perseguiti”. Questa diretta profonda conoscenza di Gesù gli fa comprendere tutta l’esperienza del suo peccato e diventò l’Apostolo di tutti i tempi.
Il Vangelo ci racconta la chiamata di Pietro e dei primi discepoli nel contesto di una scena molto familiare: avevano faticato tutta la notte e stavano preparando le reti per la prossima pesca. Era di giorno. Gesù per ridare fiducia a Pietro sceglie una via inattesa. Stretto da tutte le parti dalla folla accorsa più numerosa sulla riva del lago, gli chiede di salire nella sua barca – simbolo della vita – per poter meglio parlare alla gente. Finito il discorso, gli chiede di gettare le reti. Prima del miracolo Gesù vuole tastare la fede di Pietro. Fa così anche con noi. Ci prega di accoglierlo come compagno di viaggio e di riprendere e solcare con lui un nuovo mare, che si rivela carico di sorpresa.
Come si comporta Pietro di fronte all’invito di Gesù? Prima ricorda al maestro l’insuccesso notturno della pesca, subito dopo, fidando sulla sua parola, getta le reti e la pesca è miracolosa. Pietro si fida nonostante le verifiche che potevano giustificare il contrario. Nessun pescatore esperto avrebbe gettato le reti a quell’ora. Sperimentando la forza della Parola di Gesù, Pietro prova stupore e ammirazione, ma al tempo stesso prende coscienza improvvisamente della sua condizione di peccatore e della sua insufficienza, e fa un vero salto di qualità nella sua vita: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”. Il segno prodigioso lo convince che Gesù non è un semplice seppure straordinario maestro, la cui parola è affidabile, ma il “Signore” (un termine utilizzato nella Bibbia greca dei LXX per tradurre il nome del Dio di Israele). Il segno della pesca prodigiosa apre contemporaneamente gli occhi di Pietro alla fede e sui suoi limiti umani dichiarandosi indegno di essere avvicinato da Lui. Ma Gesù lo rassicura: “Non temere: d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. Ed egli lascia tutto e lo segue. Fu proprio lui, il pescatore di Galilea, ad essere il primo “pesce” ad essere “pescato” dal fondo dell’abisso e finire nella rete di Gesù, prima di essere pescatore di uomini con la missione di portarli alla vita.
è una rete quella di Gesù nella quale gli uomini che vi finiranno non vi resteranno impigliati per morire soffocati come pesci fuori dall’acqua, ma per essere messi in salvo. Questo è il senso dell’espressione nella lingua originale. Pietro è chiamato a gettare in mare una rete che prende gli uomini, non per farli morire ma per “farli vivere”.
Gesù oggi invita anche noi a prendere il largo per essere annunciatori e testimoni del suo Vangelo. Siamo tutti “pescati” e tutti “pescatori”. Chi è stato “pescato” e “ripescato” dalla misericordia di Dio, come Pietro, deve gettare un’àncora di salvezza a chi si dibatte, spesso in tempesta, nel mare della vita. Noi sacerdoti siamo più preparati a fare i pastori che non a fare i pescatori. Il nostro compito è soprattutto quello di nutrire con la Parola e i sacramenti le persone che vengono spontaneamente in chiesa. I laici diventano “pescatori di uomini” attraverso il loro impegno nella società, con la testimonianza di una vita santa, con l’abnegazione e la carità operosa, nella dedizione ai fratelli per amore di Dio e degli uomini. Dice il Vangelo che una volta calate le reti sulla Parola di Gesù, Pietro e quelli che erano con lui sulla barca presero una quantità tale di pesci che “le reti quasi si rompevano”. Allora “fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli”. Anche oggi il successore di Pietro e quelli che sono con lui sulla barca –vescovi e sacerdoti – fanno cenno a quelli dell’altra barca – i laici – di venire ad aiutarli.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)