Spezzando la sua Parola

LA VITA È COME UN SOFFIO, I GIORNI COME OMBRA CHE PASSA

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Mercoledì delle Ceneri  3/6/2019 – Anno (C)
(Letture: Gioele 2,12-18; Salmo 50; 2 Corinti 5,20-6,2; Matteo 6,1-6.16-18)

Il cammino quaresimale inizia con il gesto di ricevere un po’ di cenere sul capo, accompagnato da alcune parole: «Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai».
La coscienza della nostra debolezza, della nostra fragilità, della nostra miseria è davvero il primo passo da compiere per avvicinarci al Signore. «Ricordati che sei polvere». Parole molto severe, ma necessarie in un mondo che, falsamente, cerca di coprire qualsiasi forma di debolezza per esaltare in ogni modo la forza e l’autosufficienza. In verità, la vita di ciascuno di noi è fragile. Basta davvero poco per cadere malati nel cuore o nello spirito. Ma non siamo abbandonati al nostro destino di debolezza. Sta, infatti, scritto: «Il Signore solleva dalla polvere il misero» (1 Samuele 2,8).
C’è dunque anche un annuncio di gioia nella Quaresima: la Pasqua non è lontana. Siamo in cammino verso di essa. In quel giorno la debolezza, anche quella estrema, la morte, sarà sconfitta.
Il tempo di Quaresima è un momento opportuno per fare un esame di coscienza, per conoscere le proprie debolezze e il proprio peccato, ma anche la protezione del Signore. Sì, siamo fragili come la polvere – la vita è come un soffio, i giorni dell’uomo come ombra che passa (Ctr. Salmo 38, 6-7) – ma siamo presi da Dio e riplasmati, ricreati, come fece con Adamo.
È necessario pertanto rico-noscere il proprio bisogno di aiuto e rivolgere a Dio la nostra preghiera. Abbiamo bisogno di liberarci dalle maschere e di umiliarci davanti alla potente e liberatrice misericordia di Dio.
La liturgia della Chiesa ci invita a purificare la nostra anima e a ricominciare daccapo. Ci chiede alcuni atti penitenziali: l’astinenza dalla carne tutti i venerdì e il digiuno; l’elemosina, una preghiera più assidua e intensa, l’amore fraterno.
Questo sacro tempo è un tempo favorevole per riscoprire la forza della Parola di Dio nella nostra debole vita: «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)