Spezzando la sua Parola

IL GRANDE INGANNO

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

I Domenica di Quaresima  3/10/2019 – Anno (C)
(Letture: Deuteronomio 26,4-10; Salmo 90; Romani 10, 8-13; Luca 4,1-13)

Iniziata mercoledì con il rito delle Ceneri, la Quaresima si snoderà per un arco di tempo di 40 giorni (perciò Quaresima, quadraginta) e si concluderà a Pasqua, cuore e fondamento della religione cristiana. Un cammino di quaranta giorni fatto di austerità e di gioia, in cui siamo chiamati a una conversione vera, puntata sull’essenziale, che è invisibile agli occhi. «Ver sacrum», primavera sacra, la chiamavano gli antichi.
Nei primi secoli in Quaresima si compiva la preparazione al Battesimo, alla Cresima, all’Eucaristia, sacramenti che si celebravano insieme durante la veglia pasquale. Anche a noi la Chiesa ripropone questo “catecumenato” perché possiamo riscoprire il nostro battesimo con il cambiamento interiore e l’avanzamento nell’amore di Cristo, prendendo coscienza del dono della fede.
Le letture ci invitano a meditare sulla fede d’Israele (Deuteronomio), di Cristo (Vangelo) e degli apostoli (Lettera ai Romani).
La fede di Israele non è fondata su verità astratte, ma su eventi storici, è perciò memoria di questi eventi divini che hanno portato, dopo una serie di prove, il popolo dalla schiavitù alla libertà, fino al possesso della Terra promessa. Fare memoria è rifare l’Alleanza con il Dio della salvezza. La fede di Gesù è fede “provata”, “messa alla prova” – come ci racconta il brano evangelico di oggi. Gesù si trova faccia a faccia con la tentazione. Un fatto che meraviglia: il Figlio di Dio tentato! Ma pensandoci bene non sarebbe stato pienamente uno di noi, se non avesse vissuto anche la tentazione. Lo ha fatto per insegnarci che la fede dei credenti, per essere tale, dev’essere provata.
Le tentazioni di Gesù riassumono i grandi inganni della nostra vita. “Le grandi tentazioni – dice lo scrittore ortodosso Olivier Clement – non sono quelle di cui si preoccupa o si ossessiona un certo Cristianesimo, quelle ad esempio che riguardano la vita sessuale, ma quelle che vanno a demolire la fede”.
La prima tentazione: il pane. «Se tu sei il Figlio di Dio … di’ a questa pietra che diventi pane». La tentazione consiste nel sostituire Dio con delle cose, contestualmente il pane. Una richiesta apparentemente innocua, ma che nasconde una grande falsità. C’è l’idea che l’unico problema dell’uomo sia il pane da mangiare e che quindi Dio debba servire per sfamare la fame del corpo. Gesù non rinnega il valore del pane, ma mette in guardia dal ridurre la vita ai bisogni materiali. Quanto sono vere le sue parole! Quante volte anche noi ci preoccupiamo solo del pane, per non dire di altre cose materiali. Ci preoccupiamo di star bene più che di far bene – come amava dire il Manzoni, di benessere più che di bene, di avere più che di essere. E Dio è solo una copertura! Non di solo pane vivrà l’uomo.
La seconda tentazione: il potere. “Ti darò tutto … potenza, gloria … ma tu ti devi prostrare in adorazione davanti a me…”. C’è l’eco del primo peccato: non ascoltate Dio e sarete Dio. Anche qui Gesù è di fronte a una proposta insidiosa: o accettare un messianismo conquistatore, aggressivo, dominatore, a livello politico e religioso, oppure un messianismo umile, che si cala nel profondo dell’anima ed è proteso solo alla conquista del cuore dell’uomo. Macabra profezia di quel che sta accadendo ai nostri tempi: cosa non si fa per demolire Dio, la sua legge e i suoi comandamenti per rimpiazzare il suo posto. Ognuno si fa la legge che vuole. Anche il desiderio può diventare legge. In tante cose è la scienza che ci risolve i problemi! Anche la politica. Il potere. Che grande lezione di umiltà ci ha dato Benedetto XVI lasciando il servizio di pastore universale non più sostenibile dalle sue forze! Solo un santo, il vero uomo di Dio, può fare una cosa del genere, con il coraggio e la forza che gli viene da Dio. La Chiesa è servizio, e ognuno deve sentirsi a servizio degli altri. Quando non ci sono più le forze bisogna dire – come Benedetto XVI – “ho servito, ora non ho più le forze, sono stato un umile operaio nella vigna del Signore”.
La terza tentazione: mettere alla prova Dio. «Se sei Figlio di Dio, gettati giù …». Se sei Figlio di Dio dimostralo con la sua potenza, con i miracoli. Anche il diavolo si mette a citare la Scrittura: «Sta scritto …». La tentazione è sottile. Ma Gesù non si serve della potenza divina per farsi valere. Non dimostra la potenza di Dio giocando con i miracoli, ma percorrendo una via diversa, donando la sua vita fino alla Croce. La potenza di Dio è l’amore.
Il filo che lega le tentazioni è l’attacco frontale alla fede. Il grande inganno è farci credere che tutta la nostra vita, tutto il nostro futuro sia già presente in un po’ di pane, un po’ di potere, un po’ di successo, e cancellare la nostra fame di cielo e di pace, di giustizia e di bellezza, di servire la vita non camminando sulle mani degli angeli, ma avanzando con tutte le nostre forze sempre fidando nel nostro Creatore e considerando Gesù Cristo, come diceva s. Teresa di Calcutta, “il mio tutto in tutto”. La Quaresima sia una rinnovata esperienza dell’amore misericordioso di Cristo. Me lo auguro e ve lo auguro di cuore.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)