Spezzando la sua Parola

FOLLIA D’AMORE

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Domenica delle Palme  4/14/2019 – Anno (C)
(Letture: Isaia 50,4-7; Salmo 21; Filippesi 2,6-11; Luca 22,14-23,56)

La Liturgia di oggi ci introduce nella Settimana Santa, una settimana di grazia, in cui riviviamo quanto il Signore ha fatto per noi, una “memoria”, o meglio “memoriale” (lo zikkaron ebraico) che rende attuale ciò che si celebra e, al tempo stesso, rende noi contemporanei e partecipi all’evento di cui facciamo “memoriale”. Ha due momenti significativi, racchiusi nelle parole con cui viene chiamata questa Domenica: Domenica delle Palme e della Passione del Signore.
II primo momento l’abbiamo celebrato fuori della Chiesa con il racconto dell’entrata di Gesù in Gerusalemme; il secondo momento è quello che stiamo celebrando adesso ricordando la Passione del Signore secondo il racconto dell’evangelista San Luca su cui dirò una breve parola. Si tratta di una storia d’amore che ha il suo epilogo nella morte di Cristo, che come Figlio di Dio attua il progetto salvifico del Padre donando la sua vita sulla Croce per noi. La storia di un amore che ci fa dire con stupore davanti a Gesù Crocifisso, con le parole del grande Apostolo: mi hai amato e hai dato te stesso per me. A questo sguardo colmo di stupore deve però fare seguito, durante questi giorni, la nostra piena partecipazione alle sue sofferenze per godere con Lui della nuova di Pasqua, della sua Risurrezione. Rimaniamo con Lui con umiltà e fiducia nella Passione e sulla Croce.
Mi piace ripetere le sublimi parole di un Padre della Chiesa del IV secolo, San Gregorio Nazianzeno: «Saliamo anche noi di buon animo sulla sua croce. Dolci sono infatti i suoi chiodi, benché duri. Siamo pronti a patire con Cristo e per Cristo, piuttosto che desiderare le allegre compagnie mondane. Se sei Simone di Cirene prendi la croce e segui Cristo. Se sei il ladro e se sarai appeso alla croce, se cioè sarai punito, fa’ come il buon ladrone e riconosci onestamente Dio, che ti aspettava alla prova. Egli fu annoverato tra i malfattori per te e per il tuo peccato, e tu diventa giusto per lui. Adora colui che è stato crocifisso per te. Se vieni crocifisso per tua colpa, trai profitto dal tuo peccato. Compra con la morte la tua salvezza, entra con Gesù in paradiso e così capirai di quali beni ti eri privato. Se sei Giuseppe d’Arimatea, richiedi il corpo a colui che lo ha crocifisso, assumi cioè quel corpo e rendi tua propria, così, l’espiazione del mondo. Se sei Nicodemo, il notturno adoratore di Dio, seppellisci il suo corpo e ungilo con gli unguenti di rito, cioè circondalo del tuo culto e della tua adorazione. E se tu sei una delle Marie, spargi al mattino le tue lacrime. Fa’ di vedere per prima la pietra rovesciata, va’ incontro agli angeli, anzi allo stesso Gesù. Ecco che cosa significa rendersi partecipi della Pasqua di Cristo».

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)