Spezzando la sua Parola

LA TERRA UNITA AL CIELO

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Ascensione del Signore  6/2/2019 – Anno (C)
(Letture: Atti degli Apostoli 1,1-11; Salmo 46; Ebrei 9,24-28; 10,19-23; Luca 24,46-53)

Il significato liturgico della solennità odierna dell’Ascensione del Signore ci è stato anticipato dal brano del vangelo di Giovanni che abbiamo letto nella Messa di ieri (Giovanni 16,28). Gesù congedandosi dai suoi discepoli disse loro: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre”. L’Ascensione è il mistero di Cristo che lascia la terra ed entra in cielo: quel “cielo che si era aperto all’inizio del vangelo di Luca per la discesa dell’arcangelo Gabriele inviato da Dio ad annunciare a Maria che sarebbe diventata la Madre del Figlio di Dio, ora è aperto per accogliere il corpo glorioso di Gesù, e un giorno anche i nostri corpi.
Si chiude il tempo delle apparizioni pasquali di Gesù che per “quaranta” giorni si mostrò vivo ai discepoli e si apre il tempo della Chiesa alla quale Gesù affida il compito di predicare il Vangelo e di testimoniarlo soprattutto con la propria vita, vivendo come Lui è vissuto.
L’evangelista Luca ci fa capire questo passaggio di consegne concludendo il suo vangelo con l’episodio dell’Ascensione e con le ultime parole di Gesù ai discepoli e aprendo l’altro suo libro, il libro degli Atti, con lo stesso episodio. Sottolinea così che con l’Ascensione di Gesù è nata la missione della Chiesa e l’impegno di testimonianza dei cristiani che devono continuare la sua missione nella storia.
Per il terzo evangelista l’Ascensione ha un duplice significato. È un distacco e nello stesso tempo una presenza: Gesù sale al Padre, entra in una condizione nuova, ma continua ad essere presente per mezzo del suo Spirito: ritira, per così dire, la sua presenza visibile sostituendola con una presenza nuova, invisibile, e tuttavia più profonda, una presenza che si coglie nella fede, nell’intelligenza delle Scritture e nell’ascolto della Parola, nella frazione del pane e nella fraternità. Il “Cielo” in cui Gesù ascende è unito ormai alla terra con la sua Risurrezione. Di questa presenza di Gesù vivo e risorto siamo noi, oggi, i testimoni che devono “annunciare la sua morte e proclamare la sua risurrezione in attesa della sua venuta”, come diciamo in ogni Messa.
Il nostro compito di credenti è l’annuncio: “Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo a tutti i popoli della terra”. Un annuncio che deve avvenire “nel suo nome”, cioè deve poggiare sulla sua autorità e deve avere come contenuto la conversione e il perdono dei peccati, e di conseguenza anche la certezza che il male è stato definitivamente sconfitto dalla Croce di Cristo e che Dio è sempre più grande del nostro peccato.
L’annuncio dev’essere accompagnato dalla testimonianza. Nella grecità il testimone (martus) è chi è in grado di deporre su fatti ai quali ha assistito di persona. Gli apostoli hanno visto gli eventi di Gesù e sono perciò in grado di testimoniarli. Il vocabolo “testimone” ha però allargato il suo significato nell’insegnamento di Gesù: è testimone non più soltanto chi ha constatato di persona un fatto, ma anche chi afferma coraggiosamente una cosa in cui crede profondamente, pronto a parlare anche con la vita. Diceva – il vescovo Hélder Câmara assassinato in Brasile – che siamo cristiani non per quello che diciamo, ma per quello che facciamo. Bisogna non solo predicare la pace, ma essere pacifici, non solo predicare la giustizia, ma essere giusti, non solo predicare la speranza, ma sperare. E Alessandro Pronzato fa notare che “chi non crede non si domanda se è esistito Cristo, ma se esistono i cristiani”. È vero, e lo sperimentiamo ogni giorno.
L’Ascensione è tutto questo, ma è anche un richiamo a guardare in alto, a guardare al di là delle cose. Nessun nichilismo deve scalfire la nostra fede nell’eternità e nei cieli nuovi e nella terra nuova che ci attendono. Giustizia, pace, carità hanno senso per noi cristiani soprattutto perché sono avvisi di eternità, annuncio di un mondo nuovo, che in Cristo intravediamo, in Cristo crediamo, in Cristo anticipiamo con la vita della Chiesa e nostra.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)