Spezzando la sua Parola

FAME E SETE DI LUI

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo  6/23/2019 – Anno (C)
(Letture: Genesi 14, 8-20; Salmo 109; 1 Corinzi 11,23 -26; Luca 9,11b-17)

La festa del Corpus Domini è una festa singolare e costituisce un’importante appuntamento di fede e di lode per tutte le nostre comunità. Con lo scopo di riaffermare apertamente la fede del Popolo di Dio, è stata istituita più di settecento cinquanta anni fa per adorare, lodare e ringraziare pubblicamente il Signore realmente presente nel santissimo Sacramento dell’Eucaristia. La festa è nata in seguito ad una visione mistica della Beata Giuliana di Retine, ma istituita ed estesa a tutta la Chiesa dal pontefice Urbano IV nel 1264 in seguito al miracolo avvenuto a Bolsena l’anno prima. Un prete boemo, che aveva dubbi sulla reale presenza di Gesù nel Sacramento dell’Eucaristia, mentre celebrava la Messa sull’altare di santa Cristina, al momento della consacrazione, vide l’ostia trasformarsi in carne e dalla carne vide uscire sangue vivo che macchiò il corporale e la mensa, e arrivò fino ai gradini dell’altare. Da questo miracolo si sono sviluppate forme di adorazione e processioni con cui i fedeli hanno sentito il bisogno di manifestare la propria fede in Gesù Cristo vivo e presente nel SS. Sacramento.
Prima di consegnarci definitivamente al Tempo ordinario la liturgia ci fa sostare in adorazione e contemplazione dinanzi a Gesù in Sacramento, mistero in cui lasciò tutto se stesso dopo aver “trasformato il pane nella sua Carne e fatto diventare Sangue il vino”, per sostenerci nel nostro cammino terreno verso l’eterno possesso. “Il Verbo incarnato dimora in cielo per rendere felici gli angeli e i santi – dice Sant’Agostino – dimora nell’Eucaristia per essere felici noi”.
È certezza a noi cristiani che nel pane e nel vino Gesù lasciò la sua reale presenza, un mistero che si rinnova ogni volta che celebriamo l’Eucaristia. «Questo è il mio corpo … questo è il mio sangue – Prendete …mangiate … bevete. Fate questo in memoria di me». In queste parole trova senso e fondamento l’Eucaristia. La Chiesa ci raccomanda di fare memoria di questo grande dono che Gesù fa di se stesso, rivelandoci l’amore infinito di Dio per ogni uomo. Cosa significa fare memoria? Fare memoria significa biblicamente rendere presente nell’oggi liturgico, in forza dello Spirito Santo, l’evento del sacrificio della nuova ed eterna alleanza, che si è compiuto in Cristo “una volta per sempre” e a cui noi aderiamo con fede ascoltando e conservando nel cuore quel che Dio ha fatto per noi, con il suo modo di procedere tipicamente divino che manda all’aria tutti i nostri piccoli schemi umani.
Con il dono dell’Eucaristia Gesù ha voluto entrare nel profondo di noi stessi per darci la gioia di vivere e la forza necessaria per raggiungere la pienezza della vita in quella suprema meta che sarà la nostra “terra promessa”. Non gli è bastato farsi uomo nel grembo verginale di Maria per vivere la nostra stessa esperienza umana: ha voluto darci un’ulteriore prova del suo amore infinito lasciando la sua presenza sotto il segno del pane e del vino perché ognuno di noi possa incontrarlo “veramente, realmente, sostanzialmente” in “corpo, sangue, anima e divinità”.
Con l’Eucaristia realizza la sua promessa che aveva fatto ai discepoli prima di congedarsi da loro: “Non vi lascerò. Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Gesù ci accompagna nel pellegrinaggio terreno con la sua presenza viva e perenne, ieri, oggi e sempre, ci dà se stesso in cibo spirituale, perché viviamo per Lui e in Lui, nel tempo e nell’eternità.
L’Eucaristia è un pane che ci rende uniti a Lui e ci rende uniti tra noi. In Lui formiamo un solo corpo, come un’unica ostia formata di tanti chicchi di frumento, uniti nella verità, uniti nella carità.
Questo pane disceso dal cielo sazia le mille forme di fame che segnano il nostro pellegrinaggio su questa terra: fame di cibo, di beni essenziali per vivere, fame di giustizia, libertà, amore, speranza. L’Eucaristia è nostro cibo e ci dà forza. È la forza dei deboli, il sostegno dei malati, il balsamo che risana i feriti, il viatico di chi parte da questo mondo.
La consolante certezza della presenza di Gesù nell’Eucaristia – come ha ricordato Papa Francesco commentando il vangelo di oggi – deve aprirci alla solidarietà. Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci da parte di Gesù davanti alle folle affamate “ci dice che nella Chiesa, ma anche nella società, una parola chiave di cui non dobbiamo avere paura è solidarietà. Saper mettere, cioè, a disposizione di Dio quello che abbiamo, le nostre umili capacità, perché solo nella condivisione, nel dono, la nostra vita sarà feconda e porterà frutto. Solidarietà: una parola malvista dallo spirito mondano”.
Oggi Gesù distribuisce a noi il pane che è il suo Corpo e si fa dono per farci sperimentare la solidarietà di Dio con noi, una solidarietà che mai si esaurisce, e non finisce di stupirci: nel sacrificio della Croce si è abbassato a tal punto da entrare nel buio della morte per darci la sua vita e sostenerci in tutti i momenti della nostra vita, soprattutto quando la strada si fa dura e gli ostacoli rallentano i nostri passi. Sant’Ambrogio diceva: “Omnia nobis Christus”, Cristo è tutto per noi! “Se tu vuoi curare le tue ferite, egli è medico; se sei ardente di febbre, egli è fontana rinfrescante; se sei oppresso dall’iniquità, egli è giustizia; se hai bisogno di aiuto, egli è vigore; se temi la morte, egli è la vita; se desideri il cielo, egli è la via; se rifuggi dalle tenebre, egli è la luce; se cerchi cibo, egli è alimento” (Sant’Ambrogio, De Virginitate, 16, 99).
Nell’Eucaristia il Signore ci fa percorrere la sua strada, quella del servizio, della condivisione, del dono, assicurandoci che quel poco che abbiamo, quel poco che siamo, se condiviso, diventa ricchezza e potenza di Dio, la potenza dell’amore, che scende nella nostra povertà per trasformarla.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)