Spezzando la sua Parola

LA ROCCIA CHIAMATA PIETRO

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Santi Apostoli Pietro e Paolo  6/24/2019 – Anno (PROPRIO DEI SANTI)
(Letture: Atti degli Apostoli 12,1-11; Salmo 33; 2 Timoteo 4,6-8.17-18; Matteo 16,13-19)

Liturgicamente è la solennità dei Santi Pietro e Paolo, Pietro il pescatore di Galilea che Gesù chiamò al suo seguito una sera mentre gettava la rete in mare e Paolo di Tarsia un tessitore di tende, un rigoroso intellettuale ebreo della diaspora e cittadino romano, fariseo e persecutore dei cristiani, associato da Gesù al collegio apostolico dopo averlo fermato sulla via di Damasco e trasformato in “apostolo delle genti”. Di S. Paolo Papa Benedetto XVI ha indetto uno speciale Anno Giubilare per ricordare il bimillenario della sua nascita che si è concluso il 29 giugno 2009. I Santi Pietro e Paolo sono le colonne della Chiesa nascente, i Padri della Roma cristiana fondata nel loro sangue: spinti dalla fede in Gesù per le vie dell’Impero Romano furono martirizzati a Roma, tra il 64 e il 67 durante le persecuzioni neroniane: Pietro mediante la crocifissione con la testa in giù per sua espressa volontà, sembrandogli troppo grande onore morire come il suo Signore; Paolo con la decapitazione sulla via Ostiense. Sono i primi apostoli che guideranno la Chiesa dopo la Pentecoste: sappiamo dagli Atti degli Apostoli che niente e nessuno li fermerà, come non si è fermato nel corso dei secoli il cammino della Chiesa, che ancora oggi dopo duemila anni cerca di raggiungere tutti gli uomini fedele al comando di Cristo: “Andate in tutto il mondo, annunziate il vangelo a tutte le genti”.
Nell’annuale festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo non possiamo perdere l’occasione per meditare sulla figura straordinaria soprattutto del primo degli Apostoli che Gesù ha posto come capo e fondamento della “sua” Chiesa, in quanto riassume in sé, come ogni suo successore, l’unità e la comunione, un fondamento stabile su cui possiamo poggiare con sicurezza i nostri piedi.
Chi era S. Pietro? Un umile pescatore di Galilea, un uomo segnato dalla fatica, che passava le giornate sul lago di Tiberiade: sempre lo stesso lavoro, gettare le reti, attendere, ritirarle e poi, a sera, riassettare le reti seduto sulla riva. Caratterialmente impulsivo: facile all’entusiasmo, ma anche facile allo scoraggiamento. Arrivò a tradire anche Cristo, a rinnegare la sua appartenenza al Maestro quando la sera della passione di Gesù gli era stato chiesto “se era uno dei suoi seguaci”. Gesù conosceva questi suoi limiti umani, il suo carattere fluttuante, ma sapeva anche che, in compenso, aveva un cuore grande, generoso. Perciò lo scelse per farne il fondamento della Chiesa, riconoscendo in lui una roccia (Kefa), una pietra sulla cui fede può trovare fondamento la sua comunità, a lui ha affidato il timone della navicella della sua Chiesa su cui non prevarranno “le potenze degli inferi”. Nelle mani di quest’uomo debole e fragile, soggetto a cadute come ogni essere umano, Gesù ha consegnato la sua Chiesa dandogli il potere di aprire e chiudere le porte del regno dei cieli, di permettere o proibire: “A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.
La pagina evangelica rievoca in modo suggestivo la personalità e la missione di Pietro, la sua professione di fede che rinnoveremo anche noi stasera. È l’episodio avvenuto a Cesarea di Filippo. Anche Gesù un giorno volle fare un sondaggio di opinioni, non per fini politici, come si fa oggi, ma educativi. Gesù dice ai discepoli: Voi che mi avete seguito, Voi che io ho scelto per essere il sale della terra e la luce del mondo, Voi che sarete posti a guida della comunità dei miei discepoli, che dovrete rispondere alle interpellanze degli uomini circa la vera strada della salvezza e ricordare instancabilmente chi sia l’unico e insostituibile salvatore dell’uomo, “Voi chi dite che io sia?”. A nome di tutti risponde la sola voce di Pietro – e risponde bene – perché sia subito chiaro che tra i veri credenti in Cristo non ci possono essere discordanze di pareri sulle certezze fondamentali e necessarie, non ci possono essere concorrenza, arrivismo, esibizione, litigiosità; non ci possono essere divisioni, discordie, contestazioni. Quando c’è la confusione delle lingue, è segno che lì c’è ancora Babele, non c’è ancora la Chiesa come il Signore l’ha pensata e voluta; lì non è arrivata ancora la Pentecoste. “Un solo corpo, un solo spirito, una sola speranza, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”. Questa è la Chiesa fondata da Cristo su Pietro. La Chiesa non è una società di liberi pensatori: è la comunità di coloro che si uniscono a Pietro per proclamare la fede in Gesù Cristo. Non c’è comunità senza Pietro. Ubi Petrus ibi ecclesia dice S. Ambrogio.
Alla domanda di Gesù Pietro risponde: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. In queste parole è racchiusa la più sintetica ed esauriente professione di fede che ancora oggi noi professiamo. Pietro confessa la vera identità di Gesù: Tu sei il Cristo. Non solo dunque un “profeta”, “un grande profeta”, oppure “il Figlio dell’uomo”, ma “il figlio di Dio”. Il Cristianesimo sta o cade con questa fede. Ci sono edifici e strutture metalliche (quella più famosa la Tour Eiffel di Parigi) così fatti che se si tocca un certo punto o si asporta un elemento crolla tutto. Tale è l’edificio della fede cristiana, e questo punto nevralgico è la “divinità di Gesù Cristo. È per essa che il Cristianesimo si distingue da ogni altra religione del mondo. È questa fede che vince il mondo (1 Giovanni 5,5).
E potremmo dire che grazie a queste parole nasce la Chiesa, come un granello di senape, ancora piccolissimo, destinato, però, a crescere.
Un atto di fede, quello di Pietro, che è frutto di grazia, come dice esplicitamente la pagina evangelica: “Beato sei tu, Simone, perché né carne né sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”. Beato te che non ti poni in ascolto di ciò che ti dice “la carne e il sangue” (cioè la mentalità del mondo che si chiude alla verità e alla saggezza divina), ma ti fai portavoce forte e coraggioso di ciò che ti ispira il Padre celeste. E io a te dico: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Gesù ha fondato la Chiesa su una roccia che sarà in grado di reggere fino alla fine dei secoli, dandole stabilità e indefettibilità. Continua a preservarla intatta tra le bufere dei nostri tempi attraverso il successore di Pietro, il Sommo Pontefice, a cui è dedicata anche la festa di oggi.
Oggi è anche la festa del Papa – dolce Cristo in terra lo chiama Santa Caterina da Siena. Al Papa oggi esprimiamo la nostra venerazione e la nostra ammirazione per la sua mente eccelsa e la sua grande fede. Lo salutiamo con un lontano canto dei giovani di Azione Cattolica: Bianco Padre, che da Roma ci sei guida, su ciascun di noi confida, su noi tutti puoi contar! Siamo arditi nella fede, siamo araldi della Croce, al tuo cenno e alla tua voce tutti insieme all’altar.
Abbiamo il dovere di rivolgere il nostro pensiero al successore di Pietro e Vicario di Cristo, alla sua grandezza morale e dottrinale, che oggi guida la barca di Pietro e vero servo della verità illumina gli uomini del nostro tempo con lo splendore della verità di Gesù Cristo. A lui esprimiamo la nostra venerazione e il nostro affetto per il suo magistero di fede, per la sua umanità, per la sua dottrina. Gli esprimiamo gratitudine come servo dell’uomo, e servo dell’uomo per amore di Gesù Cristo che predica la pace, si curva sulle sofferenze degli uomini traccia sentieri di speranza, si sforza di far coincidere il messaggio evangelico con le ragioni del vivere umano: la bontà, la giustizia, la misericordia, la libertà, la dignità della persona umana, la vita.
Ogni Pontefice può dire con le parole di S. Ambrogio: “Voi siete tutto per me, il mio interesse, il mio reddito, l’opera d’arte dell’architetto … è sufficiente per me il vostro progresso”. La sua gioia più grande è che tutti noi cristiani possiamo gridare insieme con lui che Gesù Cristo è il Figlio del Dio vivente, e che Lui, Lui solo alimenta e sostiene tutte le nostre speranze e le speranze del mondo.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)