Spezzando la sua Parola

LA VOCE CHE PORTA LA PAROLA

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Natività di S. Giovanni Battista  6/24/2019 – Anno (PROPRIO DEI SANTI)
(Letture: Isaia 49,1-6; Salmo 138; Atti degli Apostoli 13,22-26; Luca 1,57-66.80)

La festa di S. Giovanni il Battista, viene celebrata dalla Chiesa sin dall’antichità. Accanto a Maria, Madre del Signore, Giovanni è il solo santo di cui la Chiesa celebra non solo il giorno della morte in quanto giorno della nascita alla vita eterna, ma anche il giorno della nascita in questo mondo.
Il brano di Vangelo scelto dalla liturgia per questa solennità è l’inizio del Vangelo di Luca, che parla, appunto, della nascita del precursore di Cristo. Una nascita immersa in un’atmosfera di stupore e di gioia, che ha sorpreso tutta la regione montuosa della Giudea.
La nascita di San Giovanni da una madre sterile e anche anziana, Elisabetta, e da un padre sacerdote, Zaccaria, anche lui avanti negli anni, il suo venire alla luce rompendo la barriera dell’impossibilità ad essere concepito e partorito per sterilità e vecchiaia, il suo stesso nome (che significa Dio è favorevole) datogli da Dio stesso tramite il suo messaggero, sono prova per l’evangelista Luca che Dio è ancora in mezzo al suo popolo.
L’evangelista Luca ci presenta Giovanni anzitutto come l’uomo che Dio manda avanti ad aprire la strada al Messia, a Gesù suo Figlio. Un uomo che solo Dio poteva dare a Israele per rompere con la sua “voce” la solitudine dell’uomo rimasto orfano dopo il peccato originale e ridargli di nuovo la speranza della salvezza. Giovanni con la sua voce forte ed esigente riuscì a toccare le coscienze dei contemporanei, a preparare i cuori all’incontro con Cristo, all’ascolto della sua parola e a riaprire un altro importante capitolo della storia dell’umanità con l’annunzio della venuta del Messia.
Giovanni si qualifica come uno che “grida”, che annunzia il giudizio di Dio, denunzia l’ipocrisia religiosa del suo popolo, rimprovera a Erode il suo comportamento immorale e le sue malefatte. Annunzia l’esigenza di un rinnovamento morale e di un radicale cambiamento di vita: “Cambiate vita perché il regno di Dio è vicino” – diceva ai suoi contemporanei.
Oggi è necessario riascoltare la voce profetica del Battista e il suo appello alla conversione. I grandi valori del Vangelo che hanno ampiamente ispirato la nostra cultura hanno perso la loro anima più profonda e lasciato spazio a non poche deviazioni. Alle grandi certezze della fede è subentrato in molti un sentimento religioso vago e poco impegnativo. Anche molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse. È difficile per tutti percepire la voce di Dio e dare senso alla vita.
Giovanni è presentato ancora dall’evangelista Luca come il testimone di Gesù. È forse la sua caratteristica più importante. “Diceva Giovanni sul finire della sua missione: Io non sono ciò che voi pensate che io sia! Ecco viene dopo di me Uno, al quale io non sono degno di sciogliere i sandali” (Atti degli Apostoli 13,25). La grandezza di Giovanni Battista sta nella sua testimonianza umile e gioiosa di Cristo, nel polarizzare l’attenzione dei suoi contemporanei su Gesù Cristo, Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. E attirava e convertiva proprio per la sua testimonianza. Molti venivano contagiati e conquistati dal suo modo di vivere e di parlare che irradiava gioia, amore, speranza, e rendevano gloria al Padre che è nei cieli.
L’importanza della testimonianza. Un noto sindacalista diceva, in occasione di un convegno su economia e sviluppo, che “In un momento di grande frastuono e di confusione, in cui tutti tentano di sventolare la bandiera del Vangelo, io penso che si debba riscoprire il valore della testimonianza personale, discreta, silenziosa, portata a spalle curve e testa bassa, nel proprio lavoro e nella vita quotidiana. Quanto al rapporto tra lavoro e Bibbia, il Libro dei libri è ricco di richiami, al lavoro, all’impegno, alla fatica quotidiana. La Parola ci invita costantemente al dovere della giustizia. La Parola di Dio parte dagli ultimi e dalla sofferenza, e così nel mondo del lavoro il nostro impegno dovrebbe essere il raggiungimento del bene comune, che significa di tutti e di ciascuno”.
E Papa Benedetto XVI, richiamando un’affermazione della Santa veggente di Lourdes, Suor Bernadetta, ha affermato in uno degli ultimi discorsi che «La testimonianza negativa di cristiani che parlano di Dio e vivono contro di Lui, oscura l’immagine di Dio e apre la porta all’incredulità».
Oggi “la società ha bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Ha bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini”.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)