Spezzando la sua Parola

INVANO SI COMINCIA IL BENE SE SI ABBANDONA PRIMA DELLA MORTE

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

XIII Domenica del Tempo Ordinario  6/30/2019 – Anno (C)
(Letture: 1 Re 19, 16b.19-21; Salmo 15; Galati 5,1.13-18; Luca 9,51-62)

“Invano si comincia il bene – affermava S. Francesco di Paola – se lo si abbandona prima della morte, la corona di gloria deve essere data ai soli perseveranti”. Qualunque sia il progetto di Dio nella nostra vita, una volta individuato, va anche perseguito con molta tenacia e perseveranza. Dobbiamo renderci conto che “nessuno di noi è l’architetto del suo destino eterno. Non siamo noi che abbiamo fatto noi stessi” (Papa Francesco). È Dio l’autore della vita, da lui veniamo, in lui ci muoviamo, viviamo e siamo. Ad ognuno Egli affida una particolare missione. Dio ha stabilito sin dall’eternità ciò a cui siamo destinati, se cioè seguirlo sulla strada dei consigli evangelici o sulle tante altre strade sulle quali ci spinge la sua grazia e i suoi imperscrutabili disegni. Quando si è scoperto qual è questo progetto che Dio ha su di noi, e quale ne è la natura, dobbiamo metterci in cammino senza esitazione e perdite di tempo, perché la vita è solo un “attimo fuggente”, che non si può inchiodare e rendere eterno, ci sguscia velocemente dalle mani con la stessa forza con cui lo stringiamo.
Seguire la volontà di Dio vuol dire pertanto operare le nostre scelte ponderandole in base alle nostre reali inclinazioni e ai talenti di cui disponiamo, poiché nulla ci è dato per caso. Vuol dire seguirlo in quello che Egli stesso ci indica, orientando le nostre scelte al vero bene nostro e dell’intero corpo sociale ed ecclesiale, alla realizzazione quindi del bene di noi stessi e degli altri.
Come seguire il Signore all’indirizzo della sua chiamata e scoprire l’identikit del discepolo, ce lo dicono le letture della Messa di oggi. La prima lettura narra la chiamata di Eliseo, molto suggestiva. Attraverso il profeta Elia il Signore irrompe nella sua vita e sconvolge i suoi piani. Mentre ara la terra con la forza di 24 buoi il profeta Elia per divino mandato gli getta addosso il suo mantello, in cui erano concentrati dei poteri straordinari. Elia gli permette solo di dare un bacio alla madre e al padre prima di abbandonare tutto e seguirlo. È sempre così. La sequela comporta essere risoluti nelle decisioni senza tentennamenti, incertezze e rimpianti. Quando il Signore entra nella vita di una persona cambia il suo orizzonte e invita ad uscire dal proprio mondo (idee, progetti, aspettative). E spesso lo fa attraverso circostanze, persone e storie che bisogna imparare a intercettare e accogliere con grande libertà interiore, come ci ricorda l’apostolo Paolo.
Gesù nell’episodio evangelico odierno pone condizioni ancora più drastiche ai tre personaggi che incontra sulla strada di Gerusalemme, città del suo sacrificio. Sono le condizioni universali per chi vuole seguirlo.
– A quel tale che gli chiede di volerlo seguire e che è già consapevole di stare sempre “in cammino”, intuendo che quel “tale” andava alla ricerca di sicurezze e di appoggi, Gesù richiede, oltre alla povertà e alla fatica del cammino, la rinunzia ad ogni tipo di sicurezza; gli prospetta una vita di precarietà e di costante cambiamento, tipica di chi pone come metro ultimo del proprio agire non le certezze umane, ma il regno di Dio: “Le volpi hanno le loro tane …”. Chi vuole vivere tranquillamente all’interno dei suoi schemi e nelle sue sicurezze, è molto lontano dai requisiti che Gesù chiede per seguirlo.
– All’altro, a cui Gesù stesso rivolge il suo invito e che gli chiede il tempo di andare a celebrare i funerali di suo padre – il dovere più sacro per un figlio nella legge ebraica, non concede nessuna dilazione: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti». Gesù con questa espressione così forte non intende penalizzare gli affetti, ma invita a spendersi per le cose nuove e inedite. L’annuncio del Regno viene prima di tutto, il suo primato non ammette dilazioni. Certamente si tratta di un linguaggio paradossale. Non è questione di seppellire o no i propri cari, ma di avere l’occhio proteso verso il futuro, nel più radicale distacco dal passato. Dare “priorità” all’amore di Cristo. S. Benedetto nel prologo della Regola dice: “Non anteporre nulla all’amore di Cristo”. E questo non vale solo per chi è chiamato a seguirlo nella vita consacrata, ma per tutti. Centralità di Cristo nella vita.
– A un altro sconosciuto che è disposto a seguirlo, ma che gli chiede il tempo di salutare quelli di casa (il verbo greco significa salutare e lasciare) Gesù risponde con una specie di proverbio: «Chi ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, non è adatto per il regno di Dio». Se il contadino vuole arare va diritto, non può permettersi di guardare indietro. In altre parole, la sequela non sopporta rinvii, né distrazioni, né nostalgie, né uscite di sicurezza. Non si può deviare o ritardare, sia pure per motivi plausibili, come il commiato da quelli di casa.
La vita cristiana è questione di risolutezza e di perseveranza: risolutezza significa impiegare tutte le energie per perseguire lo scopo, perseveranza significa fedeltà quotidiana. Troppo duro? Troppo difficile? Impossibile? No. Con la grazia di Dio, che ci sostiene e ci guida, tutto è possibile.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)