Spezzando la sua Parola

PORTARE A TUTTI LA BONTÀ DI DIO

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

XIV Domenica del Tempo Ordinario  7/7/2019 – Anno (A)
(Letture: Isaia 66, 10-14c; Salmo 65; Galati 6, 14-18; Luca 10, 1-12. 17-20)

Questa prima domenica di luglio la liturgia richiama l’attenzione sul tema dell’evangelizzazione e sull’impegno di tutti i cristiani di annunciare la buona novella al mondo d’oggi, di “far conoscere il Vangelo di Cristo”, che è Parola di salvezza per tutti gli uomini.
Nel vangelo di oggi si parla di “altri settantadue” discepoli inviati da Gesù “a due a due” in ogni città e luogo dove stava per recarsi”. Aveva già inviato i Dodici ad annunciare il vangelo a tutto Israele, adesso estende la sua missione ad altri 72 che rappresentano, simbolicamente, l’insieme delle nazioni pagane, prefigurando quella che è la missione universale della Chiesa, non più rivolta esclusivamente al popolo dell’Alleanza, ma a tutti i popoli. Questo sta a significare che non sono solo gli apostoli e i loro successori (vescovi e sacerdoti) ad essere inviati a portare il Vangelo, ma, in modo diverso, tutti i cristiani, per il sacramento del battesimo e soprattutto della cresima sono chiamati ad essere annunciatori e testimoni del Vangelo con le parole e con la vita, facendo conoscere a tutti la persona e l’insegnamento di Cristo.
Rispetto al passato, oggi, grazie al Concilio Vaticano II, i laici vanno prendendo sempre più coscienza dei loro carismi e delle loro competenze per incarnare il Vangelo nelle realtà terrene e in ogni ambiente di vita: famiglia, sanità, scuola, giustizia, politica, mezzi di comunicazione. Di strada se n’è fatta tanta da quando gli uomini che andavano a Messa entravano in Chiesa solo dopo la proclamazione del Vangelo e la predica – come si diceva allora – ma ancora molto resta da fare perché tutti i battezzati si sentano coinvolti nella stessa missione della Chiesa di “andare e portare” a tutti la parola di salvezza ed edificare il Regno di Dio sulla terra.
Dopo aver esteso a tutti i suoi discepoli l’invito a “lavorare nella sua vigna”, Gesù dà ai suoi messaggeri alcune consegne e direttive. Non spiega loro cosa devono dire, ma come devono “essere”, mettendo in risalto due caratteristiche importanti di un vero missionario: la semplicità e la povertà. “Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali …”. Un invito ad essere poveri, a dipendere dalla bontà degli altri e a confidare nella provvidenza del Padre. Questa radicalità la esige, ovviamente, non per tutti, ma per particolari chiamate. Quel che esige da tutti è fare proprio lo spirito delle sue raccomandazioni. “Andare come agnelli in mezzo a lupi”, cioè con la mitezza, non con la forza e l’arroganza, dando “ragione della propria speranza” con dolcezza e rispetto. Diceva san Francesco di Sales, il santo delle buone maniere, che si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto. Cercare di stabilire con gli altri una comunione autentica, senza pregiudizi, senza pretese e senza avere la presunzione di scegliere la cosa migliore per noi, accontentandoci di ciò che ci viene dato e di saperlo valorizzare. Essere portatori di pace che rendono visibile il Regno di Dio. Diceva S. Gregorio Magno che Gesù mandò i discepoli “a due a due” perché la prima predica è l’amore vicendevole. Come ci sta insegnando Papa Francesco.
Quello che i “missionari” devono dire, Gesù lo riassume in una frase: “Dite loro: È vicino il Regno di Dio”. Detto con altre parole il messaggio di Gesù potremmo esprimerlo più semplicemente: “Dio ti è favorevole, Dio ti ama; anche nel dolore ti è vicino perché puoi sperimentare la gioia della sua misericordia; la tua vita ha un senso e uno scopo: scoprilo nel Vangelo e nella Chiesa. Solo attuando la stessa missione di Gesù con povertà e gratuità, anche noi vedremo i nostri nomi scritti nei cieli. Santa Teresa di Lisieux, guardando il cielo stellato e collegando con la sua immaginazione i corpi celesti, vi vedeva scritta l’iniziale del suo nome. Chi ha speso un’ora, un giorno o una vita per il Vangelo non perderà la sua ricompensa.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)