Spezzando la sua Parola

IL PRIMO SERVIZIO È L’ASCOLTO

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

XVI Domenica del Tempo Ordinario  7/21/2019 – Anno (C)
(Letture: Genesi 18, 1-10a; Salmo 14; Colossesi 1, 24-28; Luca 10, 38-42)

La prima lettura ci ricorda il senso religioso della vita umana e della storia. Questo senso va cercato in quella trama di interventi divini che nella storia biblica hanno inizio con la chiamata di Abramo e culminano con la venuta di Gesù Cristo, Verbo incarnato, «mediatore e pienezza di tutta la Rivelazione». «In lui e solo in lui – ha scritto il filosofo cristiano Pascal – si capisce chi è Dio e chi è l’uomo: che cos’è la vita e che cos’è la morte». E Giovanni Papini, un nostro grande scrittore del Novecento, aggiunge con una delle sue famose espressioni scritte dopo la sua conversione: «Gli uomini cercano un posto per Cristo nella storia; e invece è la storia che deve cercare il suo posto in Cristo».
Il tema liturgico di questa XVI domenica del Tempo Ordinario è quello dell’ospitalità e dell’ascolto, meravigliosamente svolto nelle due narrazioni della prima lettura e del Vangelo. Dio si presenta in questi due racconti come un viandante che chiede di essere accolto e ascoltato. Lui è l‘Ospite cui fare spazio nel proprio cuore con la medesima fede con cui Abramo accolse nella sua tenda i tre misteriosi personaggi nei quali alcuni Padri della Chiesa hanno visto l’annuncio del mistero della SS. Trinità; con la stessa fede con cui Marta e Maria, le due sorelle di Lazzaro, a Betania, hanno ospitato Gesù nella loro casa. Due episodi che ci aiutano a riflettere su due dimensioni fondamentali della vita cristiana: l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera.
Il tema dell’ascolto è uno dei temi più cari all’evangelista Luca anche perché costituisce la base della preghiera quotidiana del pio israelita, il famoso “Shemà” (termine ebraico che corrisponde appunto a: “Ascolta”. “Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo, tu amerai il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che io ti do ti stiano fissi nel cuore …” (Deuteronomio 6, 4-9).
Luca dall’episodio di Marta e Maria fa scaturire un chiaro e forte insegnamento sull’ascolto come atteggiamento essenziale di ogni discepolo.
Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, accolgono in casa Gesù con due diversi modi di comportarsi, senza alcuna contrapposizione tra loro. Marta si dà da fare per servire l’ospite in modo degno di Lui e offrirgli il meglio della sua casa: «era distolta per i molti servizi», sottolinea il testo. Ma così facendo perde di vista il fine dello stesso servizio che sta più a cuore a Gesù, l’ascolto. Per questo Gesù le rivolge l’affettuoso rimprovero: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose» trascurando la sola realtà che è veramente essenziale e di cui non si può fare a meno. è fondamentale la carità, il servizio, l’apostolato, ma il primo servizio è l’ascolto della Parola di Dio. Chi si lascia trasformare dalla Parola di Dio e la custodisce nel suo cuore porta molto frutto in opere di carità e di apostolato.
Maria, invece – come dice l’originale greco – “ha scelto la parte buona” (tēn agatēn), ciò che è indispensabile per il servizio stesso. E che cos’è? È l’ascolto, la meditazione della Parola di Dio, di fronte alla quale – già per il giudaismo – tutte le altre attività perdono di valore. Una Chiesa travolta dal «fare», che si fida delle proprie capacità e dei propri mezzi e trascura il “servizio” dell’ascolto e della preghiera, il contatto vivo con nostro Signore Gesù Cristo rischia di perdere l’essenziale, la “sola cosa – dice il Vangelo – di cui c’è bisogno”. Se sono importanti i gesti di misericordia, di carità, di solidarietà e di tutto il bene che vogliamo, ancor più importante è scoprire la fonte di tutto, che è Dio stesso, sorgente di ogni bene.
Riportando Gesù il discorso sull’ascolto e la vita interiore non vuole certamente condannare il lavoro, l’attività, l’impegno, l’agire caritatevole, tutt’altro. “L’ascolto della parola, la contemplazione, la preghiera e il servizio concreto al prossimo sono due aspetti essenziali dell’agire cristiano, aspetti che non vanno mai separati, ma tenuti in profonda armonia” (Papa Francesco). L’impegno nasce dalla preghiera e dall’ascolto della Parola di Dio. Questo legame l’evangelista Luca lo evidenzia, con raffinatezza letteraria, ponendo l’episodio dell’accoglienza di Gesù a Betania subito dopo la parabola del buon Samaritano, ascoltata domenica scorsa, testimoniando così che “in un cristiano, le opere di servizio e di carità non sono mai staccate dalla fonte principale di ogni nostra azione: cioè l’ascolto della Parola del Signore, lo stare, come Maria, “ai piedi di Gesù”. Se ci si imbatte in un povero, se ci sono in casa degli ammalati, se un amico chiede una mano, nessuno può astenersi dal prestare aiuto. È il modo di lavorare che Gesù rimprovera: l’agitazione, l’affanno, la schizofrenia interiore, l’ansia, la preoccupazione. A tal riguardo, “il Papa buono” S. Giovanni XXIII, diceva: “Sono tranquillo perché non trovo un motivo per affannarmi”. Quanta sintonia con le parole di Gesù in un altro passo di Luca: «Non preoccupatevi della vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete … Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare, anche di poco la propria vita? … Non state a domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia; … cercate piuttosto il Regno di Dio. E queste cose vi saranno date in aggiunta».
Per comprendere quello che Gesù ci dice dovremmo chiederci: cosa resta di tutto ciò che nella vita andiamo costruendo con i nostri affanni? Cosa davvero non ci sarà mai tolto dopo tanto “inseguire il vento”, come dice Qoelet (1,14). Fama fumus, homo humus, finis cinis.
Dunque l’essenziale: l’ascolto e la preghiera. L’ascolto e la meditazione della Parola, prima di ogni cosa, come ha fatto Maria che Luca ritrae nell’atteggiamento tipico del discepolo, che per definizione è «colui che ascolta», sarà poi la Parola stessa a fare il suo corso (o “la sua corsa” – come dice S. Paolo) nel cuore di chi l’ha accolta e indicargli i tempi e i modi del “servizio”, quello vero, sia verso il Signore che verso il prossimo. E poi la preghiera. Se non c’è vita interiore, se non c’è preghiera che è la distensione dell’anima, se non c’è un po’ di silenzio, di raccoglimento al riparo dalla frenesia del mondo e dalle preoccupazioni quotidiane possiamo pure fare tante cose e con le migliori intenzioni di bene, ma i risultati saranno scarsi o nulli.
Dice un saggio: «Se l’uomo desse anche solo cinque minuti al giorno alla contemplazione, il mondo conoscerebbe la rotta della civiltà». Sono stati questi i mezzi che hanno usato i grandi testimoni dell’Assoluto nei momenti più critici della storia della Chiesa. Dobbiamo battere anche noi questa strada come Papa Francesco ci sta insegnando.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)