Spezzando la sua Parola

LA DONNA VESTITA DI SOLE

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Assunzione della Beata Vergine Maria  8/15/2019 – Anno (PROPRIO DEI SANTI)
(Letture: Apocalisse 11,19a; 12,1-6a.10ab; Salmo 44; 1 Corinzi 15,20-27a; Luca 1,39-56)

Oggi la liturgia presenta alla nostra affettuosa contemplazione la figura della Santa Madre di Dio Assunta in cielo in anima e corpo. Una verità di fede proclamata dal sommo pontefice Pio XII nel 1950, quindi un dogma recente, ma che affonda le sue radici nei primi secoli della Chiesa. In Oriente è chiamata la festa della “Dormitio Mariae”. Narra una leggenda che mentre si stava avvicinando la fine terrena di Maria gli apostoli avvisati da un angelo accorsero tutti attorno al suo letto ricomponendo in qualche modo la scena del Cenacolo dove si erano raccolti in preghiera con Maria in attesa dello Spirito Santo. Narra la leggenda che si misero a raccontare le meraviglie operate da Dio attraverso la loro predicazione. Terminato il racconto, Maria si addormentò, circondata dai discepoli del Signore. Questa scena è diventata in Oriente l’Icona che descrive la festa odierna: al centro c’è Gesù che tiene tra le braccia una bambina, che è sua Madre Maria divenuta piccola per il Regno dei Cieli, e tutt’intorno gli apostoli.
La verità di fede dell’Assunta è racchiusa nelle parole del prefazio: “Oggi la vergine Maria, Madre di Cristo, tuo e nostro Signore, è stata assunta alla gloria del cielo. In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento della salvezza e hai fatto risplendere per il tuo popolo pellegrino sulla terra un segno di consolazione e di sicura speranza. Tu non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita”. Una verità che il sommo poeta ha espresso con parole immortali nel XXXIII canto del Paradiso che è la poesia del Cielo. “Qui sei a noi meridiana face di caritate e giuso intra i mortali sei di speranza fontana vivace”. La Madonna è in cielo un faro di carità e qui sulla terra una fontana di speranza.
È una verità di fede, ma quel che è importante per noi è cogliere il messaggio di questa bella solennità liturgica mariana. Cosa ci insegna?
1. L’Assunta ci insegna e ricorda qual è il nostro destino. La festa dell’Assunta è un forte richiamo ad allargare gli orizzonti della vita e a non dimenticare che la meta del nostro pellegrinaggio è il cielo. Come è bello quel canto popolare mariano: “Andrò a vederla un dì, in cielo, patria mia, andrò a veder Maria, mia gioia e mio amore. Al ciel, al ciel, andrò a vederla un dì”.
Non enim habemus hic manentem civitatem, sed futura inquirimus (Ebr. 13,14). Questa terra non è già la nostra patria, è per noi luogo di passaggio, la terra per dove dobbiamo passare alla casa dell’eternità. S. Agostino: “Hospes es, transis et vides! Ospite sei, passa e vedi”.
S. Massimiliano Kolbe, frate francescano deportato ad Auschwitz prima di morire martire offrendo la sua vita in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia, chiese al carnefice che giorno era e il carnefice gli disse: il 14 agosto. “È bello – disse il santo, è la vigilia dell’Assunta: domani farò festa in Cielo”. I santi!
S. Teresa di Lisieux prima di morire scriveva che sin dalla sua infanzia aveva sentito parlare di un paese pieno di sole. “So bene – ha scritto – che il paese in cui mi trovo non è la mia patria, so bene che la mia patria è un altro paese al quale devo incessantemente aspirare. E questa non è una storia inventata da un abitante del paese in cui sono, ma è una realtà sicura, perché il re della patria del Sole splendente è venuto a vivere trentatré anni nel paese delle tenebre. Le tenebre però non l’hanno accolto, non hanno compreso affatto che quel re divino era la luce del mondo”. La Madonna ci sollecita a non perdere di vista il Cielo, nostra Patria.
Nella preghiera dell’inizio della Messa (Colletta) abbiamo chiesto a Dio onnipotente ed eterno che come ha innalzato alla gloria del cielo in corpo e anima l’Immacolata Vergine Maria, Madre di Cristo suo, così aiuti anche noi a vivere in questo mondo costantemente rivolti verso i beni eterni per condividere al di là della morte la stessa corona di gloria.
“L’Assunzione di Maria al Cielo – affermava Paolo VI – ci obbliga con suadente invito a verificare se la via che ciascuno di noi percorre, è rivolta verso il sommo traguardo e a rettificarla decisamente verso di esso. Nessuna età, come la nostra, è stata tentata di temporalismo, cioè di amore alle cose presenti, come se queste fossero gli unici e sommi beni da conseguire”. Viviamo in un contesto culturale dominato da una cultura radicata in quel secolarismo che pretende di trovare tutta la spiegazione del mondo nel mondo, tutta la spiegazione della storia nella storia, tutta la spiegazione dell’uomo nell’uomo rifiutando i valori trascendenti.
Lo si voglia o no, l’uomo – anche nelle situazioni di maggior distrazione o di totale stordimento o di svendita di se stesso al destino cieco e al nichilismo più inquietante – ha assoluto bisogno di conoscere il vero senso del vivere, del soffrire e del morire. È questa una domanda che non poche volte l’uomo cerca di censurare, ma che gli ritorna di nuovo, sempre e con forza crescente: “Che senso ha la vita? Che senso ha la vita, in particolare nei momenti oscuri della sofferenza fisica e in quelli insopportabili nei quali l’inviolabile dignità personale – specie dei piccoli, dei poveri, degli umili – viene misconosciuta e sacrilegamente calpestata? Che senso ha la morte, quando l’uomo è incapace o fa fatica ad accettare altri valori al di fuori degli idoli dell’avere, del potere e del godere?”.
Tutti vogliamo essere felici. La felicità ha detto Dante è “quel dolce pomo che per tanti rami/cercando va la cura dei mortali”. Come il popolo nel deserto l’uomo d’oggi rischia di vagare all’infinito nei deserti di questo nostro mondo alla ricerca affannosa di qualche sorgente, se non si incontra con la “roccia spirituale” che è nostro Signore Gesù Cristo, l’unico capace di spegnere la sua sete di vita. Dio è la felicità dell’uomo – ci dice la rivelazione. Dio è tutto e senza questo tutto anche la restante realtà perde il suo valore ed è risucchiata nel vortice del nulla. Senza Dio l’uomo può conoscere frammenti di felicità che si riducono spesso a ebbrezze passeggere dei sensi, gioie di vetro, che recano in sé l’angoscia di poter andare in frantumi da un momento all’altro. Chi cerca Dio trova sempre alla fine la gioia, mentre chi cerca la gioia non sempre trova Dio, ma cisterne screpolate che non contengono acqua.
Dobbiamo perciò alzare le nostre teste, che sono piegate ed appassionate verso il solo orizzonte terrestre e puntare verso il cielo dove è vera gioia.
2. L’Assunzione ci insegna e ci ricorda quanto sia grande la stima e alto il valore assegnati al corpo nella concezione evangelica. Il cristianesimo – contrariamente a quanti pensano alcuni – ha un concetto altissimo del corpo perché destinato, come quello di Cristo, come quello della Beata Vergine Maria che oggi celebriamo assunta in cielo in anima e corpo, alla gloria del cielo, avrà un posto nella luce e nella festa eterna. Non è un male preoccuparsi della salute e della bellezza fisica. Quel che è da rigettare è l’ossessione collettiva per la salute e la bellezza fisica che distoglie da ideali più alti.
3. Il giorno dell’Assunta ci insegna e ci ricorda quanto sia grande agli occhi di Cristo e della Chiesa la dignità e la nobiltà della donna: della donna vera, come è stata pensata e voluta nel disegno del Creatore e come è stata perfettamente realizzata nella figura di Maria. Una donna che ha unicamente creduto nel primato e nel valore dell’esistenza quotidiana, spesa per amore di Dio e dei fratelli, ha portato sino in fondo le proprie responsabilità senza evadere dalla normalità degli accadimenti e dei giorni.
Una donna che come la cugina Elisabetta di cui parla il Vangelo, nell’ascolto della parola di Dio e nella docilità allo Spirito Santo, pur nelle fatiche e negli affanni, ha sperimentato la gioia di essere madre. Una donna lieta e serena di esistere con un significato, con una preziosa missione da compiere, con una consapevolezza sapiente e liberatrice: la consapevolezza di essere guidata da un Dio che sa rovesciare i potenti dai troni e capovolgerà i criteri di valutazione dei “media”; che si compiace di rendere interiormente beate anche quelle umili figlie di Eva che il gran mondo crede tristi e avvilite; che innalza gli umili e disperde i superbi nei pensieri del loro cuore (Cfr. Luca 1,51-53).

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)