Spezzando la sua Parola

SERVI INUTILI

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

XXVII Domenica del Tempo Ordinario  10/6/2019 – Anno (C)
(Letture: Abacuc 1,2-3; 2, 2-4; Salmo 94; 2 Timoteo 1,6-8.13-14; Luca 17, 5-10)

La liturgia, oggi, ci fa chiedere al Signore, con le parole dei primi discepoli, di “accrescere la nostra fede”, perché anche noi, come loro, siamo “gente di poca fede” (Matteo 8,26), incapaci di accettare radicalmente le proposte evangeliche: totale distacco dalle ricchezze (Luca 16,13), perdono senza misura (17,4). La fede è il tema su cui si concentra la liturgia di oggi e della prossima domenica. Gesù affronta il tema ricorrendo a due immagini: l’immagine del granello di senape e quella della disponibilità del servo, con le quali ci insegna che in realtà, di fede, non ne occorre tanta come a volte si pensa, ma “poca”, purché sia autentica, vera. Gesù porta la nostra attenzione non sulla quantità, ma sulla qualità: “Se aveste fede quanto un granello … “(Luca 17,6). Un paragone vivacissimo. Il gelso è un albero così abbarbicato alla terra che neppure la tempesta più violenta riesce a sradicare. Ha radici talmente profonde e ramificate che può durare anche seicento anni. Ebbene, un briciolo di fede può sradicarlo. A noi ossessionati dalla misura e dalle valutazioni, Gesù risponde che basta avere fede “quanto un granello di senape” per fare cose grandi e che la fede è un dono da chiedere. Molte volte la fede viene a mancare, e Gesù ce lo fa capire con una frase molto forte nel Vangelo di Luca: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? “(Lc 18,8). Quando la fede c’è, ed è ben salda, ha la forza – dice Gesù – di trapiantare nel mare ciò che può vivere solo nella terra, come il gelso, ribalta i destini e trasforma la storia.
Ma la fede che cosa è? Cosa significa credere? è tutt’altro da quello che pensiamo. La fede è un atto di fiducia in Gesù, che è venuto a rivelarci il Padre. Non è tanto una dottrina, un sapere, non è solo conoscere determinate verità da credere – anche questo – ma è soprattutto l’adesione alla persona di Gesù Cristo, Dio e Redentore nostro. È totale obbedienza e disponibilità al Signore, essergli fedeli, fidarsi di Lui e della sua Parola, anche quando ci riesce difficile conciliare quanto di negativo accade nel mondo e nella vita degli uomini; anche quando sembra che Dio sia indifferente dinanzi ai mali del mondo, ferito – come dice il profeta Abacuc – da “violenze, rapine, liti, contese”, anche quando lascia che i malvagi trionfino impunemente. Alla preghiera di Abacuc, che esprime il disagio del giusto davanti alla violenza e alla sopraffazione, Dio risponde che il male ha una scadenza: soccombe al male chi non ha l’animo retto; solo chi vive di fede avrà la vita piena e realizzata nonostante le difficoltà del presente.
Le persone che credono veramente – è in fondo il messaggio anche delle altre grandi religioni, come l’Ebraismo e Islam – sanno che un giorno Dio porrà fine al male, alle ingiustizie e alla morte, e darà una svolta decisiva ed eterna realizzando la salvezza che ha promesso. Egli sa quello che noi non sappiamo e può quello che noi non possiamo. Ci chiede semplicemente di abbandonarci tra le braccia della sua misericordia, come il bambino che si abbandona nelle braccia della mamma. “Il giusto vivrà per la sua fede» – ci ha ricordato il profeta – “soccombe colui che non ha l’animo retto”. L’uomo di fede si affida totalmente alla volontà di Dio, anche nelle situazioni particolarmente dolorose; non dubiterà mai della sua esistenza, pur esprimendogli con le parole del profeta: “Fino a quando implorerò aiuto e non ascolti, perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore …?”.
Questa è la fede: affidamento, fiducia, fedeltà: “Ascolta e guarda … – dice S. Agostino – ascolta prima ciò che non vedi, vedrai più tardi ciò che hai udito”. Fede è, in altre parole, accogliere Cristo nella nostra vita e rivivere con lui il cammino della Croce che, se non ci dispensa dalla fatica e dal sacrificio, ci dà però la certezza che Dio non delude: dobbiamo solo saper attendere fino alla fine il giorno promesso e dire con umiltà le parole dell’ultima frase del Vangelo: “Ho fatto quello che dovevo fare. Sono servo inutile”.
Faccio mia la preghiera di S. Tommaso d’Aquino: “Concedimi, Signore mio Dio, un’intelligenza che ti conosca, uno zelo che ti cerchi, una sapienza che ti trovi, una vita che ti piaccia, una perseveranza che ti attenda con fiducia e una fiducia che alla fine arrivi a possederti”.
La Madonna del Rosario ci sia di conforto nei momenti difficili, e di esempio nel mettere con perseveranza la nostra povera fede in quella di Gesù, origine e compimento della fede.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)