Spezzando la sua Parola

LA FORZA DELLA PREGHIERA

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

XXIX Domenica del Tempo Ordinario  10/20/2019 – Anno (C)
(Letture: Esodo 17, 8-13; Salmo 120; 2 Timoteo 3, 14 – 4, 2; Luca 18, 1-8)

Oggi la liturgia parla della preghiera e dell’atteggiamento che dobbiamo assumere quando preghiamo. La preghiera è un grande bene che abbiamo e possiamo portare al mondo. Mi piace riportare, tra le tante, solo la testimonianza di un grande uomo politico, Giorgio La Pira, dichiarato dalla Chiesa Servo di Dio. Nell’imminenza delle elezioni politiche del 1958 scriveva a Pio XII: “La mia vocazione è misurata dall’orazione, dalla meditazione e dallo studio … ma se devo restare nell’agone politico il mio programma sarà sempre quello di combattere l’ingiustizia, difendere gli oppressi, tutelare il bene dei deboli, sventare le insidie dei potenti”.
Le letture di oggi ci presentano due esempi particolari di preghiera, quella di Mosè nel Libro dell’Esodo e quella di una vedova nel Vangelo di Luca.
Le mani alzate di Mosè in preghiera fanno vincere a Israele la guerra contro gli Amaleciti. Mosè non brandisce armi per affrontare il nemico, ma combatte e guida il combattimento con la preghiera, con mani nude e vuote, facendo alleanza con il miglior alleato possibile: Dio stesso. Il suo gesto non è una via di fuga dal combattimento, ma un impegno altrettanto gravoso, come è quello della preghiera: “sentiva pesare le mani dalla stanchezza”. Un buon esempio per noi. Chi prega non è un rassegnato e un deluso del mondo in cui vive, ma uno che lotta “nella preghiera” per domandare al buon Dio il coraggio necessario per trasformare la realtà presente.
Le preghiere insistenti della vedova del Vangelo è un altro esempio di preghiera autentica fatta con costanza e tenacia. La sua insistenza muove il giudice disonesto a risolvere il suo caso.
Cosa ci vuole insegnare Gesù con questa parabola? La forza della preghiera. La necessità di pregare senza “stancarsi”. Se un uomo cattivo come quel giudice, un uomo che “non teme Dio e non ha rispetto per nessuno”, cede di fronte all’insistenza di una vedova, emblema nella Bibbia delle persone deboli, povere, trascurate o maltrattate, cosa non farà Dio, difensore degli orfani, delle vedove e dei poveri che gridano a Lui giorno e notte?
Dio fa giustizia “prontamente” agli eletti che “gridano giorno e notte verso di lui”, non li fa “a lungo aspettare” (Luca 18, 6-8). Eppure quante volte si ha la sensazione che Dio non ascolti il grido dei poveri, di tante persone povere, abbandonate, sole, disperate, provate nel cuore e nell’anima! E in conseguenza di questo “silenzio di Dio” quante volte si può essere tentati di non credere più all’utilità della preghiera.
A questo vuole rispondere la parabola. Dobbiamo imparare a pregare e dire come gli apostoli: “Signore, insegnaci a pregare”.
Un elemento fondamentale che Gesù insegna ai discepoli perché la preghiera sia efficace è la certezza di essere ascoltati. La fede in Lui. Senza però dimenticare che essere ascoltati nella preghiera non vuol dire vedere realizzate tutte le “nostre” richieste. Spesso Dio ci esaudisce seguendo vie diverse da quelle pensate e auspicate da noi. Egli è un Padre buono che agisce solo per il nostro bene. Senza fede non esiste preghiera, ma solo formule di preghiera pronunciate per abitudine per cercare illusorie certezze o alleggerire il peso di certi complessi di colpa.
La fede è un impeto che ci spinge dal profondo a bussare alla porta di Dio e a gridare, invocare con insistenza e devoto ardore del cuore come il salmista: “Svegliati, perché dormi Signore” (Salmo 43,24). “Rompi il tuo silenzio, da me non stare lontano. Vieni in mia difesa, per la mia causa, Signore mio Dio” (Salmo 35). La fede è abbandonarsi in Lui con fiducia totale, non contando più solo su noi stessi e i nostri progetti. La preghiera più bella consiste in un “sì” ed è espressione di un cuore pieno di amore. Tipico atteggiamento di preghiera è quello della Madonna: “Eccomi, sono la serva del Signore”; quello di Gesù morente sulla croce: “Nelle tue mani consegno il mio spirito”; quello del peccatore che si reca a pregare al tempio con umiltà: “Gesù, abbi pietà di me peccatore”. Sono le vere preghiere fatte con fede, quelle che fanno cambiare la vita, quelle che aprono a Dio lo spazio per agire. La vera preghiera va in una sola direzione: la volontà di Dio.
Un grande medico e premio Nobel per la biologia, Alexis Carrel, scrive: “pregare è come bere, respirare. L’uomo ha bisogno di Dio come ha bisogno di acqua e di ossigeno”. E aggiunge: “la preghiera manca agli uomini, e questa mancanza li impoverisce anche fisicamente, mentre, se fosse presente, li arricchirebbe non solo come salvezza ma anche come salute”. Non è piccola testimonianza.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)