Spezzando la sua Parola

LA MISURA PIÙ ALTA

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Solennità di Tutti i Santi  11/1/2019 – Anno (PROPRIO DEI SANTI)
(Letture: Apocalisse 7,2-4.9-14; Salmo 23; 1 Giovanni 3,1-3; Matteo 5,1-12a)

La liturgia spalanca, oggi, davanti a noi la meta radiosa del nostro pellegrinaggio terreno: «la Santa Gerusalemme che è nostra Madre, dove l’assembla festosa dei santi glorifica in eterno il tuo nome» (Prefazio).
La solennità liturgica è nata in oriente nei primi secoli della Chiesa con lo scopo di invocare e solennizzare i santi martiri imitatori di Cristo fino al sacrificio della vita. Oggi la Chiesa estende la solennità anche a coloro che raggiunti dall’amore di Dio hanno vissuto la loro vita secondo lo spirito delle beatitudini. Che cosa sono?
Sono il nuovo programma di vita dettato da Gesù, la Legge del nuovo Regno che i santi hanno attuato amando con lo stesso amore di Dio e che Gesù ha attuato nella Gerusalemme terrena fino al dono di sé sulla croce.
Le beatitudini sono il segreto della santità, un segreto che non è solo per alcune persone particolari, ma per tutti. E se la Chiesa in questa liturgia ci ripropone il messaggio delle beatitudini è per ricordarci che Gesù ci vuole tutti beati, tutti santi, tutti felici; per ricordarci che la santità è possibile, come è stata possibile per tutti coloro che oggi la Chiesa ci addita come amici e modelli da imitare, uomini fragili e peccatori come noi, ma che con l’aiuto della grazia si sono sforzati di diventare poveri di spirito, cioè piccoli, deboli, bisognosi del Signore e del suo amore.
I santi oggi ci ricordano che l’unica sapienza viene da Dio e dal Vangelo ed è fatta di fiducia nel Signore.
Ci ricordano che non bisogna aver paura di soffrire un poco, anche in considerazione che la felicità passa attraverso le prove, attraverso la croce. E che non c’è felicità solo per se stessi, nel soddisfare solo se stessi: bisogna aver fame e sete della giustizia, soprattutto in un mondo in cui solo una minoranza gode della ricchezza e del benessere (le statistiche parlano della concentrazione della ricchezza nazionale nelle mani del 10% della popolazione) mentre la maggior parte è nel dolore e in ogni genere di disagio. Le situazioni di ingiustizia minacciano il bene della pace.
I santi ci ricordano che la pace abita nel cuore mite, compassionevole, misericordioso e che la forza della mitezza non viene dal potere o dal denaro, ma dal cuore puro, capace di amare Dio e i nostri fratelli con lo stesso amore di Dio.
I santi ci invitano a camminare secondo la Legge del Signore e a meditarla giorno e notte da veri figli di Dio per far parte anche noi un giorno della “moltitudine immensa” nella gioia del Regno, meta del nostro pellegrinaggio terreno.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)