Spezzando la sua Parola

L’UOMO DIMORA DI DIO

Riflessione sulla liturgia della Parola

di monsignor Ermanno Raimondo

Dedicazione della Basilica Lateranense  11/9/2019 – Anno (PROPRIO DEI SANTI)
(Letture: Ezechiele 47,1-2.8-9.12; Salmo 45; 1Corinti 3,9c-11.16-17; Giovanni 2,13-22)

Nel 312 l’imperatore Costantino si convertì al Cristianesimo e donò a Papa Milziade il Palazzo Laterano. Verso il 320 vi aggiunse una chiesa, la Chiesa del Laterano, la prima di tutte le Chiese d’Occidente, e anche la prima chiesa ad essere pubblicamente consacrata da Papa Silvestro il 9 novembre 324 con il nome di Basilica del Santissimo Salvatore. Nel XII secolo, sotto il pontificato di san Gregorio Magno, per via del battistero, che è il più antico di Roma, fu dedicata a San Giovanni Battista. Da qui la sua denominazione attuale: Basilica di San Giovanni in Laterano. È simbolo non solo della Chiesa Madre di Roma, ma anche il centro simbolico della comunione di tutte le chiese sparse per il mondo: omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput (“madre e capo di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe). La Basilica del Laterano con i palazzi adiacenti fu per molti secoli sede del vescovo di Roma, e tra le sue mura si tennero cinque concili ecumenici.
La liturgia dedica a questa Basilica intitolata al Salvatore la festa odierna non tanto per ricordare le sue importanti origini storiche, ma per rendere gloria a Colui che ha portato la salvezza totale e definitiva agli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi e che ha rivelato che la vera dimora di Dio con gli uomini è “il tempio del suo corpo”.
Gesù nel Vangelo di oggi, attualizzando la profezia di Geremia contro il tempio di Gerusalemme, compie un gesto scandaloso che sconvolge le consuetudini fissate dalla tradizione: scaccia dall’atrio del tempio di Gerusalemme coloro che avevano trasformato quel “luogo di preghiera per tutte le genti” in un luogo di vendita di animali per i sacrifici, un vero e proprio mercato. Fa piazza pulita di mercanti, di tutta quella fauna di affaristi che spesso prosperano accanto ai santuari. Agisce così per ricordare che il tempio è la dimora di Dio e anche per annunciare che è giunta l’ora di adorare Dio non più nel tempio di Gerusalemme, ma nel nuovo “tempio del suo corpo”.
È lui la vera dimora di Dio con gli uomini, il sito del Dio invisibile, Parola fatta carne, luogo di incontro, di alleanza e di comunione tra Dio e gli uomini. Poco oltre questa pagina evangelica Gesù sintetizzerà la verità profonda della liturgia cristiana nel dialogo con la samaritana: “Donna è giunta l’ora ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Giovanni 4,23), cioè nello Spirito Santo e in Lui che è la Verità. La chiesa – queste quattro mura voglio dire – ha senso se ci mette in relazione con Gesù Cristo, se ci introduce nel tempio interiore, se ci mette in relazione con il vero Maestro che è Gesù Cristo.
Ma c’è un altro tempio di carne in cui Dio ama rendersi presente: è la Chiesa, il popolo di Dio. Per dirla con l’Apostolo Paolo il luogo del culto cristiano non è più un tempio di pietre, siamo noi, la nostra stessa persona.
Sono relative le chiese e le cattedrali, le cattedre dei vescovi, il tempio esteriore; decisivo è il tempio del nostro cuore.
La chiesa a Gesù Cristo gliela dobbiamo costruire nel cuore e non ci sono edifici e autorità che possono sostituirlo. È nel nostro corpo che dobbiamo offrire a Dio il vero sacrificio, quello della nostra vita quotidiana, imparando a vivere l’amore cristiano per Dio e per gli uomini che è stato la ragione ultima e definitiva della vita, morte e risurrezione di Gesù.

(Ermanno Raimondo, Spezzando la sua Parola, Calabria Edizioni, 2018)